Giornalisti al processo (Foto Fabrizio Troccoli)

Cresce l’attenzione dei media di tutto il mondo sulla sentenza al processo Meredith, attesa per lunedì 3 ottobre. Dalle più grandi emittenti televisive, network ed agenzie alle più piccole testate locali, in queste ore si cerca di compiere ogni sforzo per riuscire a trasmettere in diretta la lettura del dispositivo della sentenza d’Appello nei confronti di Amanda e Raffaele, condannati in primo grado rispettivamente a 26 e a 25 anni di reclusione per la morte di Meredith Kercher. Le ultime notizie diffuse tramite agenzie hanno rassicurato le emittenti confermando l’autorizzazione alle riprese.

Novità Ma nelle ultime ore gli scenari sembrano cambiare. Così riportava il comunicato: «Sì alla trasmissione in diretta tv della sentenza del processo d’appello ad Amanda Knox e a Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher in corso a Perugia. Il presidente della Corte, Claudio Pratillo Helllmann ‘a seguito delle numerose richieste pervenute in cancelleria al fine di effettuare riprese televisive in diretta e servizi fotografici durante la lettura del dispositivo’ ha autorizzato ‘fin d’ora tutti coloro che ne faranno richiesta purchè muniti dell’iniziale accreditamento’. La trasmissione in diretta della sentenza è stata chiesta finora da alcuni dei principali network mondiali come la Cnn. Il verdetto è atteso tra sabato e luned컍.

Uffici assediati Oltre ai più grandi network, anche testate, tv ed emittenti nazionali e locali hanno provveduto ad inoltrare formale richiesta alla Corte d’Appello di Perugia, per le riprese fotografiche ed audio-video della sentenza. Le testate giornalistiche e televisive accreditate al processo sono oltre 350 e, viste le dimensioni sia della sala degli Affreschi dove si celebra il processo, sia della sala stampa, appare in queste ore poco probabile agli uffici del tribunale, l’opzione di tutte le testate in aula al momento della sentenza. «Non fosse che per motivi di sicurezza», si apprende da fonti vicine al tribunale.

Il precedente Sulla decisione pesa anche l’esperienza precedente, quella cioè della sentenza di primo grado. In coda dinnanzi alla porta del tribunale perugino un cordone di giornalisti, operatori e curiosi, per ore in attesa di potere entrare. In molti sostengono che sarebbe il caso di valutare l’opzione di lasciare entrare innanzitutto i giornalisti accreditati e, in caso di disponibilità di spazio, aprire l’accesso anche ad altri. Ma ora sembra prioritaria la decisione sulla diretta.

Il pool Si fa largo quindi l’opzione del pool, ovvero l’exit strategy per fare fronte alle esigenza di sicurezza espresse dalla magistratura perugina e a quelle di informazione e diffusione degli organi di informazione. Vale a dire che uno dei principali network internazionali potrebbe essere autorizzato a fare le riprese della lettura della sentenza, vista la disponibilità già espressa, e diffonderle in diretta alle altre. Già ma a chi? Questo il tam tam che si alimenta in queste ore e che lascia sollevare più di una preoccupazione agli uffici competenti del tribunale rispetto alle possibilità di discriminazione. In effetti i network internazionali hanno la possibilità di trasmettere le immagini sui propri circuiti e sulle proprie piattaforme.

Chi resta fuori? Ma non tutte le testate giornalistiche, sarebbero accreditate all’accesso a questi canali. Con queste premesse avrebbero accesso alle immagini tutti coloro che possono catturare il segnale sull’infrastruttura satellitare. Ma chi resterebbe fuori? Resterebbero fuori quanti lavorano su piattaforme diverse e su circuiti diversi, i quali avrebbero difficoltà ad ottenere le immagini soprattutto per le eventuali dirette. Ad esempio alcune testate italiane on line e le emittenti televisive locali e regionali. Può la dimensione della testata rappresentare una discriminante per l’accesso alle immagini?

La richiesta ai media e alla corte Al fine di evitare simili scenari di questo tipo gli uffici della cancelleria penale d’Appello di Perugia starebbero per presentare una richiesta sia alla corte che ai principali network che sarebbero autorizzati a fare pool. Alla corte si richiederebbe l’autorizzazione alle riprese video dei soli operatori autorizzati a riprendere le immagini per condividerle con tutti. A quest’ultimi invece dovrebbe giungere l’autorizzazione delle riprese video con il vincolo di diffonderle a tutti a prescindere dall’infrastruttura, allo scopo quindi di evitare discriminazioni. Tradotto: sia attraverso il canale satellitare, sia attraverso il web.

Le difficoltà tecniche A questo punto gli interrogativi che si rincorrono sono di natura tecnica. E cioè: è tecnicamente possibile predisporre l’accesso di tutte le testate interessate alle immagini, sia per la diretta, sia per poterle scaricare e poi trasmettere sui propri canali? E in tal caso sarebbe sufficiente questo tipo di soluzione a non lasciare alcuno fuori? E ancora: se si riuscisse a risolvere il problema della condivisione delle riprese video, quale soluzione ci sarebbe per le foto? Visti i numerosi interrogativi non è in queste ore esclusa la terza opzione, ovvero che nessuno sarà autorizzato alle ripresa della lettura della sentenza e tantomeno alle foto. E’ probabile che già giovedì, in aula, la corte scioglierà l’enigma.

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