Amanda Knox in aula il 12 marzo (Foto F.Troccoli)

di Maurizio Troccoli

Il teste chiave ricorda bene di avere visto Amanda e Raffaele, la sera del delitto vicino alla villa di via della Pergola, oppure confonde quella sera con la notte di Halloween? A partire dalle testimonianze di sette persone, raccolte sabato12 marzo, al processo d’appello in corte d’Assise, a Perugia, dove erano presenti i due imputati rispettivamente condannati, in primo grado, a 26 e a 25 anni di reclusione per l’assassinio di Meredith Kercher, la corte dovrà sciogliere questo dubbio. Un dubbio che vale una testimonianza chiave per determinare la colpevolezza o l’innocenza degli ex fidanzatini.

Un passo indietro Antonio Curatolo, il clochard testimone al processo del delitto di Perugia ha raccontato in primo grado di avere visto i due, la sera del delitto in piazza Grimana, e per circostanziare il suo ricordo ha riferito che quella sera, in quella piazza c’erano delle navette che portavano i ragazzi in discoteca. Questa testimonianza è stata considerata tra le principali prove dall’accusa ed è stata tra gli elementi principali che hanno convinto la corte di primo grado del processo Meredith, che ad uccidere Meredith Kercher la notte tra il primo ed il due novembre del 2007, siano stati Amanda e Raffaele in concorso con Rudy Herman Guede, l’ivoriano condannato definitivamente in cassazione a 16 anni, dopo il rito abbreviato.

Nuovi testimoni Le difese hanno quindi chiesto in Appello di ascoltare nuovi testimoni che possano «smontare» la testimonianza di Curatolo e di acquisire nuove perizie valide a smontare la  circostanza che  coltello rinvenuto in casa di Raffaele Sollecito possa essere l’arma del delitto e la validità delle tracce rinvenute sul gancetto del reggiseno di Meredith su cui ci sarebbero le prove della presenza di Raffaele sulla scena del delitto.

Nessuna navetta Tutti i testimoni che hanno deposto, chiamati dalla difesa di Raffaele Sollecito, hanno in pratica dichiarato che la notte tra il primo e il due novembre non c’erano navette in piazza Grimana, poiché le discoteche fuori dalla città erano chiuse. Convengono pressoché tutti sul fatto che il servizio di navetta non veniva eseguito quella sera proprio perché le discoteche «concentrano tutti i loro sforzi la notte di Halloween – ovvero la sera prima del delitto – poiché commercialmente è tra gli appuntamenti principali dell’anno, mentre restano in prevalenza chiuse la notte seguente».

I testimoni nel dettaglio

Mauro Mandarini organizzatore di serate nel 2007 per il locale Gradisca ha detto: «Né la discoteca per cui lavoravo, né le altre principali come il Red Zone e l’Etoile, sono stati aperti la notte tra il primo e il due novembre. Tantomeno sono partiti i servizi navetta che da piazza Grimana accompagnano i giovani fino alle discoteche. Lo so per conoscenza diretta rispetto alla discoteca nella quale lavoravo, mentre per le altre lo so perché ho sentito i miei colleghi che ci lavoravano».

Rita Pucciarini, organizzatrice di eventi nel 2007 per il Red Zone. «Le discoteche concentrano tutte le energie la sera di Halloween che è una serata di punta dal punto di vista commerciale. Quindi restano chiuse la sera dopo. Sono sicurissima.»

Arturo Cesullo, dirigente della Siae a Perugia. «Lo strumento che possiamo utilizzare per capire se un locale è aperto oppure chiuso è la richiesta di permesso che ci viene presentata, oppure i controlli che eseguiamo direttamente sul posto. Quanto alla notte tra il primo ed il due novembre non abbiamo ricevuto dai locali Red Zone, Etoile e Gradisca, nessuna richiesta di permesso per la serata».

Massimiliano Bevilacqua titolare della ditta di trasporto. «Dalle verifiche che abbiamo fatto sulla nostra documentazione non abbiamo effettuato il servizio di trasporto con le navette nelle discoteche né la notte del 31ottobre  né quella dell’uno novembre. Queste dichiarazioni le feci anche a due agenti della questura pochi giorni dopo il delitto».

Gaetano Ini della Ini Bus:«La sera del 31 ottobre abbiamo eseguito il servizio di navetta, ma non la sera dell’uno novembre».

Assente multato Non si è invece presentato in aula ed è stato nuovamente convocato per il 26 marzo prossimo l’ultimo dei testimoni che dovevano deporre in aula. All’uomo, gestore di una discoteca perugina, i giudici hanno inflitto 200 euro di ammenda. Hanno quindi nuovamente disposto il suo accompagnamento coatto per la prossima udienza.

Le reazioni

Difese: Curatolo inattendibile Qui si apre una nuova battaglia tra accusa e difesa. Le difese sostengono che con le nuove testimonianze sono stati offerti alla corte una lunga serie di elementi che provano l’inconsistenza e l’inattendibilità della testimonianza di Curatolo. Come a dire: la sera del delitto le navette non sono partite, dunque in piazza non c’erano nessuno, quindi Curatolo confonde la sera di Halloween con quella del delitto.

Maresca: era la sera giusta L’accusa e la difesa di parte civile dei familiari di Meredith invece sostengono che oggi c’è la prova ulteriore dell’attendibilità della testimonianza di Curatolo. Francesco Maresca, difensore della famiglia Kercher dice: «I testimoni di questa mattina hanno detto che la sera tra l’uno e il due novembre le principali discoteche fuori Perugia erano chiuse. Tuttavia non c’è alcuna testimonianza del fatto che non ce ne fossero altre aperte e di discoteche ce ne sono ancora tante. Il testimone Curatolo ha sempre parlato di alcuni giovani e di alcune navette, che avrebbe visto la sera del delitto. Non ha mai detto di tantissimi giovani e di tante navette. Oggi quindi abbiamo la prova ulteriore del fatto che Curatolo ricorda bene di quale sera si tratti, ovvero non quella di Halloween ma quella dopo, tra il primo ed il due novembre, ovvero la sera in cui Meredith fu uccisa».

Il fuori programma Un trentunenne, originario della provincia di Avellino, ha cercato di consegnare ai familiari di Amanda Knox un fotomontaggio nel quale appare la studentessa americana accanto a papa Giovanni Paolo II. Lo ha fatto durante una pausa dell’udienza. Il giovane è stato subito fermato dal personale di vigilanza e invitato ad uscire dal palazzo di giustizia. E’ stato preso in consegna dalla polizia che ha svolto accertamenti su di lui. Prima che venisse portato via, il trentunenne ha spiegato ai giornalisti di avere ideato lui il fotomontaggio, poi fatto realizzare da un suo amico fotografo. «L’ho voluto fare – ha detto – per dimostrare ad Amanda che io sono vicino a lei. Il papa perdona tutti quanti». Il giovane ha quindi spiegato di essere partito in treno dal suo paese per raggiungere Perugia dove ha dormito in albergo prima di raggiungere oggi il palazzo di giustizia. Per la Knox ha anche detto di aver realizzato un video con una maglietta ispirata al video ‘What is love’ dei Beatles, il gruppo preferito dalla studentessa.

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