di C.F.
Hanno interessato anche la provincia di Perugia le perquisizioni della Guardia di finanza che, martedì mattina, ha fatto scattare il blitz per procedere al sequestro d’urgenza di quasi 22 milioni di euro disposto nell’ambito di un’inchiesta per frode fiscale con al centro il gruppo Cegalin, che si occupa di pulizie negli alberghi.
Frode fiscale L’operazione Dirty Cleanings è coordinata della procura di Milano, titolare del fascicolo Paolo Storari, secondo cui alcuni responsabili dell’azienda, avrebbero esternalizzato il lavoro avvalendosi di cooperative che, però, non avrebbero versato i contributi previdenziali ai lavoratori né l’Iva, mentre un sistema di fatture false – questa è la ricostruzione degli inquirenti – avrebbe trasferito all’estero ingenti somme.
Perquisizioni anche a Perugia In questo senso, i finanziari martedì mattina hanno fatto scattare perquisizioni in undici province italiane a carico di «persone fisiche e giuridiche coinvolte nella complessa frode fiscale» caratterizzata, spiegano gli inquirenti, «dall’utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti da parte delle società fornitrici di servizi alle strutture alberghiere e dalla stipula di fittizi contratti di appalto per la somministrazione di manodopera, effettuata in violazione delle normative di settore».
Castel del Piano In particolare, i militari hanno trovato a Castel del Piano una sede di una società ‘serbatoio’, costituita nel dicembre 2020 e il cui legale rappresentante, pur avendo la residenza a Perugia, in realtà viveva stabilmente a Padova. L’uomo, indicato come consulente esterno in materia di outsourcing dei servizi alberghieri, non figura tra gli indagati.
Coop come società serbatoio Ricostruendo la «filiera della manodopera», fiamme gialle e procura di Milano avrebbero stato accertato che i rapporti di lavoro con le catene alberghiere, ossia i committenti, «venivano schermati da diverse ‘società filtro’, riconducibili al medesimo imprenditore, che si avvalevano di cooperative (‘società serbatoio’) succedutesi nel tempo, trasferendo la manodopera dall’una all’altra, omettendo sistematicamente il versamento dell’Iva e degli oneri di natura previdenziale, attraverso l’utilizzo anche di indebite compensazioni».
