di Chiara Fabrizi

Sono 18 le imprese umbre, tutte con sede in provincia di Perugia, che avrebbero beneficiato della maxi frode fiscale scoperta dalla Guardia di Finanza di Sciacca, coordinata dalla Procura della stessa città, che complessivamente vale 35 milioni di euro. Per gli inquirenti, in base a quanto ha ricostruito Umbria24, le 18 imprese del territorio hanno ricevuto fatture relative a operazioni inesistenti per quasi 2,3 milioni di euro, detraendo indebitamente Iva per circa mezzo milione di euro. La frode fiscale scoperta dalle fiamme gialle di Sciacca, guidate dal capitano Stefano Lupo, è incardinata su oltre 2 mila fatture relative a falsi rapporti di sponsorizzazione per gare automobilistiche di rally emesse da sette società cartiera intestate a prestanomi.

A beneficiare del meccanismo, però, sono state oltre 200 imprese distribuite in varie regioni, tra cui le 18 umbre della provincia di Perugia, che a fronte di spese fittiziamente sostenute hanno ottenuto illecitamente il credito fiscale per abbattere le imposte dovute. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati 18 persone per frode fiscale e omessa dichiarazione, oltre a 13 società per la responsabilità amministrativa. A carico di sei indagati sono state già effettuate mirate verifiche fiscali, contestando violazioni tributarie per 21 milioni di euro e 5 milioni per Iva.

Gli inquirenti hanno ricostruito il sistema attraverso accertamenti bancari tesi e analisi dei flussi finanziari movimentati con le fatture false, ma anche con intercettazioni telefoniche e pedinamenti, individuando quella che considerano la “regia unitaria” di un cittadino di Agrigento che, come proprio guadagno, tratteneva l’Iva esposta nelle fatture false, oltre a una “commissione”, variabile dal 5 al 14 per cento, sugli importi indicati nei documenti fiscali falsi: a lui viene contestata anche l’autoriciclaggio per il reinvestimento in un’attività imprenditoriale del Nord Italia di parte del profitto illecito.

Durante la perquisizione a suo carico le autorità hanno trovato 305 mila euro in contanti, di cui 225 mila euro custodite in sacchetti sottovuoto e nascosti in un’intercapedine del sottoscala. A carico del siciliano è scattato anche il sequestro di una villa ad Agrigento e di quattro auto di grossa cilindrata. L’indagato, infine, ha già chiesto di patteggiare la pena, previa confisca dei beni già sequestrati per 3 milioni di euro.

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