Nella maxi-asta Opere Pie i 32 ettari di Montefalco

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice 

Le bottiglie erano già state scelte. Così come le etichette. Il primo vino che Opere Pie si preparava a lanciare sul mercato era stato ribattezzato Vinum Latinum. Correva l’anno 2005 e per la lavorazione delle uve, in attesa che il progetto di impianti propri prendesse quota, ci si sarebbe appoggiati a una cantina di Montefalco.

32 ettari in zona Doc e Docg Del resto tra permute e acquisti di terreni, investimenti per impiantare i vigneti e accaparrarsi le relative quote di produzione, di soldi ne erano stati spesi molti. E fare il salto di qualità con 32 ettari in zona Doc e Docg sembrava un passo obbligato. Sogni di gloria. Svaniti anno dopo anno e, soprattutto, raccolta dopo raccolta, puntualmente eseguita e comprata da altri produttori. Mentre dopo quasi due mandati nel 2008 il presidente Marco Brucolini, poi indagato per corruzione nell’affaire dei terreni Ikea, permutati proprio con parte di quelli di Montefalco, tutto archiviato, lasciava il posto al professor Angelo Frascarelli, mandato in scadenza a settembre.

All’asta per 1.1 mln Sullo sfondo stime e valutazioni che oggi, alla luce della maxi-asta con cui Opere Pie intende dismettere l’attività agricola, affittando per 15 anni l’intero patrimonio fondiario e beni materiali connessi, lasciano almeno perplessi. Già, perché nell’avviso pubblicato a luglio l’Ente inserisce nel lotto unico anche la vendita dei 37 ettari di Montefalco, 32 i vitati a cui si aggiunge un fabbricato rurale con corte di 5 ettari. Prezzo 1.1 milioni di euro.

Nel 2009 valevano 2.3 mln e nel 2008 oltre 3.8 Il precedente tentativo risale al 2009, la base d’asta era più del doppio: 2.3 milioni. Si vola ancora più alti nel rendiconto patrimoniale del luglio 2008 che riferiva di un valore superiore ai 2.6 milioni, a cui vanno aggiunti i 654 mila euro spesi per l’impianto delle vigne e i 528 mila per le quote produzione. Risultato oltre 3.8 milioni.

Svendita Opere Pie Un valzer di cifre al ribasso mosso in parte dal mercato immobiliare e da quello vinicolo di Montefalco, ma anche dalle difficoltà economiche e finanziarie dell’Ente, costretto a svendere patrimoni fondiari per tamponare conti in rosso generati da suggestive avventure imprenditoriali e dubbie operazioni immobiliari, mai stoppate dal Comune di Perugia che nomina l’intero consiglio di amministrazione.

Asta in scadenza Ma al momento di interesse intorno ai terreni di Montefalco se ne registra ben poco, così come per il maxi-lotto messo all’asta da Opere pie. La tendenza generale sembrerebbe quella di prendere tempo per arrivare, magari, alla trattativa privata, preferita di gran lunga all’asta. Dribblate le evidenza pubbliche, la prima è in scadenza il 29 agosto, e con l’incubo dei conti da far quadrare, pronto a far ombra sul tavolo della trattativa, potrebbe saltare ogni regola. Non sarebbe una novità. Ma lo scenario, come detto, non riguarda solo Montefalco, bensì l’intero patrimonio fondiario dell’Ente che, va ricordato, in organico ha ancora 13 lavoratori. Ai tempi dei sogni di gloria erano una quarantina.

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