Il tribunale nuovo di Perugia (Foto Troccoli)

di F.M.

Cosa non fa fare la gelosia. Una donna era convinta che il marito la tradisse. Per verificarlo aveva cercato mezzi e strumenti ed era venuta a conoscenza dell’esistenza di un software, da installare nel telefono del marito, che le avrebbe permesso di visualizzare su un altro terminale tutte le chiamate e i messaggi.

La consulenza Non sapendo come usarlo, si era rivolta ad un investigatore privato, che a sua volta aveva chiesto il parere di un tecnico: «Funziona –  aveva detto – ma  è illegale». Almeno questa è la sua difesa. Fatto sta che quel sofware finisce nel cellulare dell’uomo. Moglie e marito intanto dopo un po’ di tempo fanno pace e il programma non serve più a nulla.

L’inchiesta Nel frattempo però un’inchiesta della guardia di finanza di Verona scopre un’agenzia che ha commercializzato questo prodotto e indaga. Anche il marito scopre l’accaduto e denuncia. In tribunale davanti al giudice finisce il tecnico e il legale rappresentante dell’agenzia privata.  Gli avvocati Alberto Feliziani, Mirella Anania e Giovanni Spina ne hanno chiesto il proscioglimento, ma il giudice li ha rinviati a giudizio come chiesto dal pubblico ministero Claudio Cicchella con le accuse di violazione della privacy e installazione abusiva di materiale elettronico finalizzato a violare la privacy. Meglio indagare senza violare la legge.

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