Cinque operatori sanitari in servizio presso la casa circondariale di Terni sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di cooperazione colposa in lesioni personali gravissime, ritenuti responsabili a vario titolo di non aver attivato tempestivamente le cure necessarie a un detenuto affetto da melanoma, successivamente colpito da plurime metastasi cerebrali. La decisione è stata presa dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Terni che ha accolto la richiesta formulata dal pubblico ministero Elena Neri. Il processo inizierà il 3 marzo.
Accusa Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Terni, i quattro medici penitenziari e il dirigente del presidio sanitario interno all’istituto penitenziario sono responsabili – a vario titolo – di «negligenza, imprudenza e imperizia» nella gestione del caso clinico del detenuto, al quale «in ragione del grave ritardo diagnostico e conseguente asportazione del melanoma» sarebbero state cagionate – scrive il pm – «lesioni personali gravissime consistite, tra l’altro, nella insorgenza di plurime metastasi cerebrali, malattia probabilmente insanabile».
Ritardo diagnostico Dalle carte dell’inchiesta emerge che la prima richiesta di visita dermatologica risale al 14 giugno 2018 ma l’asportazione del melanoma sarebbe avvenuta soltanto il 12 ottobre 2020. Un ritardo che, secondo l’accusa, avrebbe avuto conseguenze irreversibili sullo stato di salute del paziente. I sanitari, «quali pubblici ufficiali», avrebbero «omesso di compiere un atto del proprio ufficio che, per ragioni di sanità, doveva essere compiuto senza ritardo».
Difese e parte civile Tra le fonti di prova acquisite nel corso delle indagini figurano informative, denunce, consulenze medico-legali, la cartella e il diario clinico del detenuto, oltre a diversi verbali di sommarie informazioni. Gli imputati saranno difesi dagli avvocati Folco Trabalza, Marco Geremia, Giuseppe Sforza, Aniello Iozzino, Claudio Esibizione e Natalie Mostarda. Le parti civili sono rappresentate invece dagli avvocati Ilario Taddei, Fabio Ottaviani e Francesco Mattiangeli.
