Un medico al lavoro

di Maurizio Troccoli

Continuano i dolori nonostante il buon esito dell’intervento a causa di un tumore maligno alla prostata. E’ la spia d’allarme che spinge M.A., sottoposto a intervento nel 2010, a recarsi nuovamente in ospedale per sondare le ragioni di un dolore addominale che non va via.

La storia E’ l’aprile del 2010 quando all’uomo viene diagnosticato alcuni tumori maligni alla prostata che richiedono un intervento chirurgico. L’operazione, all’ospedale di Foligno, avrà un «esito positivo» secondo quanto accertato dai medici e dalle cartelle sanitarie. Ma il calvario di quest’uomo, nonostante la felice notizia, sembra non tramontare con la fine dell’incubo del tumore.

Quel male oscuro Continuano nel tempo  i dolori, associati in un primo momento a fisiologiche conseguenze dell’intervento. D’altronde chi avrebbe immaginato che invece quel fastidio all’addome avesse natura diversa e prendesse origine da quel male non meglio conosciuto se non come ‘malasanità’?

Il calvario E’ l’ottobre del 2013, l’uomo ha altre motivazioni di salute che lo spingono ad un nuovo controllo sanitario. Vuole verificare la condizione di una arteria che arreca qualche preoccupazione ma, su suggerimento del medico, coglie l’occasione della visita per estendere l’indagine sanitaria anche a quell’area bassa dell’addome che da quel giorno dell’intervento non da tregua. Da qui la sorpresa.

Il risultato L’esito è chiaro: «In sede pelvica si segnala una struttura tubolare appiattita, con calibro di 1,1 x 0,5 cm circa, che decorre dal tessuto adiposo sottocutaneo in regione sovrapubica sinistra, si porta infer-lateralmente al margine laterale del muscolo retto dell’addome sinistro, giunge in pelvi, passando infero-anteriormente alla vescica, si porta poi a destra, verso la regione otturatoria destra ove se ne apprezza l’estremità distale. Tale struttura verosimilmente riferibile a corpo estraneo, necessita di valutazione chirurgica». Insomma nell’addome dell’uomo, in fase di intervento, potrebbe essere rimasto uno strumento utilizzato per l’operazione.

L’avvocato Cimato «Siamo convinti che sia questa la causa della presenza del corpo estraneo nell’addome del mio assistito – ha detto Claudio Cimato, avvocato difensore della presunta vittima di malasanità, raggiunto telefonicamente da Umbria24 -, non abbiamo motivi per pensare ad altre cause. Consideriamo questo episodio grave per la sofferenza arrecata a quest’uomo, mentre siamo in fase di valutazione e di approfondimento di eventuali altre conseguenze dovute alla presenza di questo corpo estraneo nel suo corpo dalla data dell’intervento. Ora al dolore si aggiunge anche la preoccupazione per un nuovo intervento chirurgico che si presume essere l’unica soluzione per provare a venire fuori da questo incredibile disagio».

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