Nuova richiesta di patteggiamento a due anni, con pena sospesa, e rinvio dell’udienza al 6 marzo per la decisione del tribunale di Perugia. Si è aperta così l’udienza del processo sull’inchiesta relativa alla presunta macellazione illegale di cavalli, che vede imputato un uomo accusato di associazione a delinquere, uccisione e maltrattamento di cavalli, commercio illecito di carne e falsificazione dei dati identificativi degli animali. Nel corso dell’udienza la difesa ha anticipato l’istanza di applicazione della pena concordata a due anni, manifestando anche l’intenzione di proporre alle parti civili un risarcimento del danno. Il collegio ha quindi rinviato al 6 marzo la decisione sulla richiesta.
L’inchiesta L’imputato è considerato dagli inquirenti il capo promotore dell’associazione contestata. Tre coimputati dello stesso procedimento avevano già definito le loro posizioni con il patteggiamento il 12 giugno scorso, mentre per l’odierno imputato una precedente richiesta era stata rigettata con conseguente rinvio all’udienza dibattimentale celebrata oggi.
Accuse Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo, insieme ad altri, avrebbe organizzato una struttura in grado di reperire cavalli vecchi o malati in tutta Italia per destinarli illegalmente alla macellazione in Puglia, dove gli animali sarebbero stati trasportati in violazione delle norme sul benessere. Una volta macellati, la carne – proveniente da equidi che in vita sarebbero stati sottoposti a trattamenti farmaceutici non documentati e non compatibili con la destinazione alimentare – sarebbe stata immessa sul mercato, con un potenziale grave rischio per la salute umana. Un sistema che, sempre secondo l’impianto accusatorio, si sarebbe retto anche su un meccanismo di cancellazione della tracciabilità degli equidi attraverso l’inserimento di dati falsi nella Banca dati nazionale degli equini, così da rendere non identificabili animali esclusi per legge dalla produzione alimentare.
Reazioni Critica la posizione della Lav, costituita parte civile nel processo e presente in aula con l’avvocato Massimiliano Canè. «È paradossale che una richiesta di patteggiamento già respinta venga presentata nuovamente. Oltretutto stiamo parlando di fatti gravissimi, di associazione per delinquere e di commercio di carne non destinata al consumo umano, con le prime vittime gli animali – dichiara Ciro Troiano, criminologo, responsabile Osservatorio Zoomafia Lav – In questo caso la questione animale si coniuga con quella della sicurezza alimentare. Non è forse una questione di sicurezza della salute pubblica l’immissione sul mercato di carne di animali non impiegabili per il consumo alimentare umano? Non a caso molte inchieste hanno messo in evidenza il legame esistente tra macellazione illegale e focolai di zoonosi». Sulla tracciabilità interviene anche Nadia Zurlo, responsabile Area Equidi LAV: «Questa vicenda dimostra quanto possa essere fragile, se manipolato, il sistema di identificazione e tracciabilità degli equidi – dichiara Nadia Zurlo, responsabile Area Equidi Lav -. La falsificazione o la cancellazione dei dati nella Banca Dati Nazionale non è un’irregolarità formale: è lo strumento che consente di far sparire l’identità di un cavallo e di destinarlo alla macellazione anche quando è anziano, malato o escluso per legge dalla produzione alimentare. Quando la tracciabilità viene alterata, per l’animale significa perdere ogni tutela e diventare invisibile. Questa inchiesta mostra quanto possa essere semplice, attraverso un sistema organizzato, trasformare vite in scarti e instradarle verso una morte illegale e opaca. È su questo che occorre mantenere altissima l’attenzione».
