Il carcere di Capanne (foto Troccoli)

di Enzo Beretta
«Vi ammazzo – gli urlava – vi faccio ammazzare, vi uccido nel sonno, vi taglio la gola». Sono le frasi gridate da un giovane, all’epoca 27enne, contro il padre, la madre e la nonna ultrasettantenne. Maltrattamenti, violenze fisiche, schiaffi, calci, pugni. Il terrore in quella casa di Città di Castello. Finché arriva la decisione, drastica, del padre: «Era divenuta una situazione insopportabile per tutti noi – sono le parole pronunciate dall’uomo durante la deposizione in tribunale svolta mercoledì pomeriggio davanti al giudice Sonia Grassi -. Cercavamo l’aiuto di qualcuno per nostro figlio che rinunciava alle terapie del Csm e del Sert imbottendosi di droga e di alcol. Fondamentalmente le nostre denunce erano richieste di aiuto, a tutela del nostro ragazzone che necessitava di cure».

«Mi servono tremila euro per la droga» Nella primavera del 2017, dopo l’ennesimo episodio di violenza durante il quale l’attuale imputato pretendeva tremila euro dai propri familiari per correre a rifornirsi di eroina, la chiamata ai carabinieri, quindi le manette. «È stato sei mesi in carcere dove ha iniziato il percorso di disintossicazione – ha spiegato il padre, che oggi ha 48 anni, accompagnato dall’avvocato Eugenio Zaganelli – poi altri due anni in una comunità di recupero a Umbertide con un percorso efficace dal punto di vista farmacologico e psicologico. Senza alcol e senza droga stava meglio ogni giorno». E adesso? Con la giustizia pronta a emettere una sentenza nei suoi confronti (udienza fissata al 15 febbraio) la situazione è cambiata: «Quando è uscito dalla comunità la strada è stata per tutti in discesa, lo abbiamo nuovamente accolto in casa. La nonna non c’è più, se il nonno però ha bisogno di qualunque sostegno può far riferimento su di lui. È stata dura, non posso negarlo, l’alcol e la droga però, ringraziando Dio, sembrano un problema dimenticato».

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