©Fabrizio Troccoli

di Marta Rosati

Condannati al risarcimento del danno in favore del Comune di Orvieto, tre dirigenti tutti all’epoca dei fatti in organico allo stesso ente che ora dovranno pagare rispettivamente 205 mila euro, 14.400 euro e 63.850 circa, oltre alla rivalutazione monetaria gli interessi e le spese legali. Questa la decisione della Corte dei Conti dell’Umbria che ha accertato il danno erariale per l’applicazione di un canone di locazione a basso costo (fuori mercato), la mancata riscossione degli stessi per anni e la mancata attivazione di procedura di sfratto in tempi congrui. Al centro del caso, un immobile di pregio in pieno centro a Orvieto, gestito da una cooperativa ora in liquidazione, per attività di ristorazione.

La magistratura contabile, esperiti gli atti istruttori ed esaminate le memorie difensive depositate dai difensori dei tre dirigenti, ha accertato il danno a carico del Comune di Orvieto, contestando loro a vario titolo le responsabilità, quantificate nelle somme risarcitorie che complessivamente sfiorano i 300 mila euro.

La procura regionale contestava nel dettaglio «cattiva gestione del patrimonio immobiliare da parte dei dirigenti che avrebbero prima assegnato indebitamente, senza nessuna procedura di gara e a condizioni antieconomiche, i locali adibiti all’attività di ristorazione, per poi gestire con negligenza e eccessiva tolleranza l’azione di recupero dei canoni non pagati alle scadenze previste dal contratto, senza attivare per tutto il tempo dal 2013 al 2017 la clausola di risoluzione automatica prevista in caso di mancato pagamento».

L’immobile in questione di oltre 1.000 mq, si trova in pieno centro storico e fa parte di
un antico convento risalente al 1220; il canone pattuito era di appena 3.666,67 euro mensili, di gran lunga inferiore – a detta dello stesso Comune – di quelli applicati nella stessa zona per locali della stessa tipologia, per cui secondo la banca dati delle quotazioni immobiliari dell’Agenzia delle entrate il canone minimo sarebbe dovuto essere almeno di 9 mila euro.

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