di F.M.
Che un uomo che abbia ammazzato e fatto a pezzi il padre arrivi in aula sorridendo vistosamente ai fotografi potrebbe essere un campanello nella mente dei più. Forse un campanello superficiale che non basta ovviamente a definire una personalità, ma che forse aiuta ad inquadrarla. E giovedì mattina, Antonio Leandri in aula a Perugia ci è arrivato perché si sarebbero dovute discutere le conclusioni della perizia psichiatrica che tre esperti nominati dal giudice hanno effettuato su di lui.
Le diverse posizioni dei periti A causa di un impedimento del giudice però l’udienza è stata rinviata al 29 novembre prossimo. Antonio Leandri dai medici che lo hanno osservato è stato definito malato, ma non tanto da essere giudicato incapace di intendere e di volere al momento in cui uccise e fece a pezzi il padre Olinto, disperdendo poi gli stessi pezzi nei boschi dell’Umbria. Questa, in estrema e semplificata sintesi la posizione dei periti d’ufficio. I periti della difesa ovviamente sono di avviso totalmente diverso, malato adesso e malato lo scorso anno quando decise di fare quello che ha fatto.
Appuntamento a fine novembre Sull’infermità mentale ovviamente si gioca il destino processuale di Antonio Leandri. Da incapace di intendere e di volere, dovrebbe essere curato, non condannato a rimanere in galera. I difensori Luca Gentili e Claudio Lombardi, affiancati dal loro consulente prof. Francesco Bruno, hanno tutte le intenzioni di dimostrare che Antonio ha bisogno di cure, non solo di grate. Ma a questo punto, il giudice e il pubblico ministero Claudio Cicchella che pure aveva concordato nella necessità di una perizia psichiatrica potrebbero, in base alle conclusioni dei periti, decidere diversamente. Ma non prima del 29 novembre.

