di Chiara Fabrizi e Massimo Colonna
In abiti civili e con in tasca tre biglietti. Si indaga sul suicidio del comandante provinciale di Terni della Guardia di Finanza, il colonnello Massimiliano Giua, che si è tolto la vita sul monte Argentario (Porto Santo Stefano) con un colpo esploso dalla pistola di ordinanza, una calibro nove. A seguire il caso è il sostituto procuratore Valeria Lazzarini, che coordina gli accertamenti dei carabinieri, i primi a intervenire a Punta Telegrafo, dove due coppie di turisti tedeschi hanno, prima, visto l’Audi del comandante parcheggiata a pochi metri e, poi, trovato il corpo senza vita di Giua.
Si indaga sul suicidio comandante Giua Nella zona panoramica da cui si scorge l’isola del Giglio si sono precipitati anche gli uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza di Grosseto, che Giua aveva guidato dal maggio 2013 al settembre 2017, quando era poi stato trasferito a Terni. Secondo quanto ricostruito, Giua era in licenza da alcuni giorni e aveva preso una camera di albergo a Porto Santo Stefano, che ieri è stata controllata dagli investigatori. Indosso gli sono stati trovati tre biglietti, indirizzati ai familiari più cari nei quali spiega il suo gesto che, in base a quanto emerge, sarebbe riconducibile a condizioni personali, anche se le indagini vanno avanti per non trascurare nulla.
Enorme choc A distanza di ore, infatti, resta enorme lo choc per il tragico gesto dell’ufficiale delle fiamme gialle, che avrebbe compiuto 48 anni il 20 novembre. Due lauree, tesserino da giornalista pubblicista e una carriera militare di tutto rispetto, il suicidio di Giua ha gelato chiunque lo avesse conosciuto negli ultimi anni tra Terni e la Maremma. Alcune ore prima di togliersi la vita, poi, il colonnello aveva postato un suo articolo scritto per Eutekne Info, un approfondimento per dettagliare il decreto in arrivo sulle fonti di energia rinnovabile. Competente, generoso e brillante, Giua si sarebbe dovuto sposare nelle prossime settimane con una collega maresciallo al Comando generale.
Tre biglietti Per molti nessun segnale sarebbe mai arrivato dal colonnello che potesse anche lasciar neanche immaginare il dramma che invece consumava Giua. Sul suo corpo sono stati trovati tre biglietti: uno scritto per spiegare l’indicibile ai familiari, un altro indirizzato agli ufficiali che sostengono i familiari dei finanzieri morti e un altro agli investigatori, con cui Giua ha spiegato di aver portato con sé soltanto un proiettile, mentre gli altri di averli lasciati in albergo, probabilmente per evitare che qualcuno potesse impossessarsi dell’arma carica dopo il suo suicidio.
Il ricordo del prefetto Il prefetto di Terni Paolo De Biagi in una nota manifesta il «profondo dolore suo e di tutto il personale della prefettura per la prematura scomparsa del colonnello». Ne ricorda «la grande professionalità, la preparazione continuamente affinata attraverso lo studio e le pubblicazioni, il costante impegno al comando della Guardia di Finanza della provincia che sotto la sua guida ha ottenuto brillanti risultati». «Con affetto ricorda la sua figura di ufficiale e uomo discreto e determinato, di grande onestà e dignità. Mancherà a tutti, e in particolare a chi è impegnato sul fronte della tutela della sicurezza e della legalità, il suo contributo acuto, intelligente e concreto, la sua vicinanza sensibile e attenta alla comunità, la sua correttezza e il profondo senso del dovere. Ai suoi familiari, ai colleghi e collaboratori della Guardia di Finanza, l’abbraccio più forte e solidale per la grave perdita».
