di Marta Rosati
«L’indipendenza della Procura sarà esercitata con fermezza al riparo da ogni eventuale indebito condizionamento proveniente dall’esterno o anche dall’interno». Questo il messaggio del nuovo procuratore capo di Terni Antonio Laronga, che si è insediato formalmente giovedì mattina.
Foggiano, 59 anni, esperto di operazioni mafia, Laronga ha anche spiegato di essere in questa impegnato «nello studio attento delle caratteristiche sociali, economiche e criminali di Terni e provincia: in una realtà come questa – ha comunque affermato – la Procura dovrà svolgere un ruolo di prossimità e sarà mio compito promuovere un modello di giustizia capace di cogliere le esigenze concrete di tutela della collettività, assicurando un contrasto efficiente ai reati che maggiormente incidono sulla sicurezza, sull’economia e sulla vita quotidiana della comunità ternana».
VIDEO – IL NEOPROCURATORE DI TERNI LARONGA GIURA IN TRIBUNALE
Laronga ha poi spiegato di «attribuire particolare rilievo al lavoro di squadra» e in questo senso ai suoi ha subito chiarito che «la Procura è una comunità professionale, non la somma di individualità». Dalla stampa, che fa informazione e non comunicazione, il procuratore capo di Terni si attende «sobrietà e responsabilità», mentre ha definito «fondamentale la leale collaborazione con le forze dell’ordine, con il tribunale e le altre Procure del distretto e con l’avvocatura», perché «il dialogo istituzionale – ha detto quando è corretto e rispettoso rafforza il sistema della giustizia e ne accresce la credibilità». Dal canto suo il capo dell’ufficio giudiziario ha assicurato «dedizione, senso del limite e spirito di servizio», affermando infine che «la giustizia non è un fine personale ma un bene comune».
Il discorso di Laronga è stato preceduto da una serie di interventi istituzionali, che lo hanno definito «autorevole», dotato sia di «competenze organizzative straordinarie» che di «esperienza significativa anche nell’esercizio di operazioni antimafia», oltreché «autore di libri sulla criminalità foggiana, con coraggio e rigore». Nel primo pomeriggio il nuovo Procuratore capo ha incontrato la stampa a Palazzo Gazzoli. Qui, oltre a mettere in evidenza un certo stato di abbandono dei locali a disposizione della magistratura requirente in affitto dall’Ater, a cominciare dall’insegna all’esterno, fino alle mancate manutenzioni in alcuni uffici, ha sottolineato la carenza di personale amministrativo (-20%), ma ha parlato di un ufficio virtuoso. Rispetto alla sua mission, data anche la sua esperienza professionale, ha promesso massima attenzione alle infiltrazioni criminali in Umbria. «Non esistono organizzazioni strutturate autoctone, ma la criminalità allunga i tentacoli dove trova quattrini; oggi le mafie commettono perlopiù reati economici». In questo senso, rimarcando la volontà di guidare un’istituzione vicina ai cittadini, Laronga ha rivolto un monito alla comunità perché non presti il fianco a situazioni ambigue. «Qui i criminali non mettono bombe ma soldi, acquistano, anche attraverso prestanome».
Sollecitato sulla riforma della giustizia e il prossimo referendum, il Procuratore in questa fase ha preferito non esprimersi: «Lo farò eventualmente nell’ambito di un evento dedicato». Nel pieno rispetto delle regole, nella volontà di istituire un rapporto con la stampa per un’informazione corretta ai cittadini, ha annunciato una propria direttiva per un modello teso ad uniformarsi in qualche modo alle altre Procure umbre. «Sarò qui ogni giorno, mi sento già ternano. Ho preso casa. Ho trovato una comunità operosa, una realtà bella e accogliente».
