Il presidente del Perugia Calcio Javier Faroni ©Fabrizio Troccoli

Perquisita, questa mattina all’alba, la casa di Buenos Aires del presidente del Perugia Calcio Javier Faroni. Ne dà notizia il quotidiano argentino La Nacion, secondo cui «l’imprenditore è stato fermato all’aeroporto di Aeroparque mentre cercava di recarsi in Uruguay e gli è stato proibito di lasciare il Paese». «L’irruzione nell’abitazione del produttore teatrale che ha stretti legami con il presidente della Federcalcio argentina (Afa) Claudio ‘Chiqui’ Tapia – si legge – ha fatto seguito a una richiesta della Procura per i reati economici e il riciclaggio di denaro». La Polizia di Sicurezza Aeroportuale – si apprende sempre da La Nacion, in un articolo pubblicato online dove si possono trovare foto di documenti – ha fermato ieri sera Faroni all’aeroporto mentre tentava di imbarcarsi su un volo privato per l’Uruguay. La Polizia Federale si è poi recata a casa sua a El Yacht, Nordelta.

Cronaca dall’Argentina «L’imprenditore, insieme alla moglie Erica Gillette, fa parte della società TourProdenter, che negli ultimi quattro anni ha accumulato oltre 260 milioni di dollari in quattro banche statunitensi attraverso un contratto con la Federazione Calcistica Argentina – si legge -. Solo una parte di questa fortuna, è stata utilizzata per finanziare le attività dell’organizzazione con sede in Calle Viamonte, sia in Argentina che all’estero. Del resto, almeno 42 milioni di dollari sono finiti in quattro società costituite nello stato della Florida, senza dipendenti e senza attività commerciale dichiarata. Dietro queste società ci sono argentini che lavorano come dipendenti a Bariloche, sono beneficiari di edilizia popolare, hanno dovuto affrontare pignoramenti commerciali e fiscali e, in un caso, la società è stata dichiarata fallita per sospetto di frode».

Perquisizione Secondo il giornale argentino Faroni «prima di essere assunto dall’Afa è stato membro del consiglio di amministrazione di Aerolíneas Argentinas durante l’amministrazione di Alberto Fernández ed è stato deputato a Buenos Aires per il Frente Renovador, lo spazio politico di Sergio Massa. L’agenzia antiriciclaggio ha chiesto al giudice di revocare il segreto fiscale e bancario di tutti gli imputati e delle società da essi rappresentate, il segreto sulle informazioni detenute dall’Unità di informazione finanziaria (Uif) e altre misure più urgenti, come le perquisizioni presso l’Afa e l’abitazione di Faroni a Buenos Aires».

Le parole di Faroni In una nota riportata dal Clarín, Faroni dichiara che «gli articoli pubblicati su vari organi di stampa mostrano un approccio che, lungi dall’essere basato su fatti certi e verificabili o supportato da procedimenti giudiziari o amministrativi, costruisce uno scenario di sospetto senza fondamento oggettivo. Ad oggi non esiste alcuna accusa, indagine formale o osservazione amministrativa che colleghi Tour o me stesso a nessun tipo di manovra illegale o irregolare», si è difeso Faroni che ha definito TourProdEnter come «una società privata e autonoma che definisce liberamente e discretamente i fondi che le appartengono, rispettando la legislazione vigente del paese di origine in termini di mercato valutario, regime fiscale e tributario, come ha fatto nel corso della sua storia». E ha assicurato che «in quanto società straniera», TourProdEnter «rispetta tutti i requisiti e le richieste legali per svolgere la sua attività commerciale». Faroni ha inoltre precisato che «la società versa all’Afa i fondi che le spettano» e che i pagamenti sono «assolutamente garantiti dalla corretta registrazione di ciascuna operazione nei libri contabili e da un circuito di fondi assolutamente tracciabile». «Gestire il marketing e le spese di un marchio globale come il calcio argentino – ha spiegato – è un compito che svolgiamo professionalmente e siamo supportati da controlli continui e audit sistematici che forniscono supporto e trasparenza alla gestione commerciale che avviene».

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