martedì 20 ottobre - Aggiornato alle 22:06

La lezione della classe coraggio contro i bulli, il preside: «Meritano già la maturità»

Uno dei due ai domiciliari aveva alzato il tiro: è accusato anche di rapine ed estorsioni a cinque coetanei. Tesei: «Agiremo subito»

Rimane alta l'attenzione sul fenomeno del bullismo

di Chiara Fabrizi

«Era il 25 novembre quando ho ricevuto la lettera denuncia firmata da tutta la classe: la notte non ho chiuso occhio, la mattina dopo l’ho trasmessa alla procura». Inizia così il racconto a Umbria24 del dirigente scolastico della scuola superiore di Perugia frequentata dalla classe coraggio che ha denunciato i due bulli – da qualche giorno agli arresti domiciliari in una comunità rieducativa – ma soprattutto rotto il silenzio e la paura che tormentavano il coetaneo vittima delle violenze psicologiche e fisiche.

La classe coraggio Nonostante la lunga carriera scolastica, il preside quest’anno non vede l’ora che torni a suonare la prima campanella del nuovo anno per «incontrare la classe, li voglio abbracciare uno per uno – dice – per il coraggio che hanno dimostrato con il loro gesto, che a mio avviso gli ha già fatto meritare la maturità». Nella lettera denuncia, che ha innescato le indagini della squadra mobile di Perugia e portato alle misure cautelari firmate dal gip del tribunale per i minori, i compagni non hanno scritto il nome della vittima degli atti persecutori, «perché – sono le parole del dirigente scolastico – volevano proteggerlo, né lo avevano messo al corrente dell’iniziativa che avevano preso» tutti insieme contro i due bulli. Un’insegnante è stata al loro fianco nel percorso, che ha coinvolto anche i volontari esperti dell’associazione Margot e il sindacato di polizia Siulp, poi il testimone è passato agli investigatori della Mobile di Perugia, alla procura e al tribunale per i minori.

«Meritano già la maturità» Uno dei due minorenni ai domiciliari in una comunità rieducativa è stato anche raggiunto da analoga e distinta misura cautelare, per rapine ed estorsioni ad almeno altri cinque compagni. Nella lettera denuncia gli adolescenti hanno raccontato, prima, «la drammaticità della condizione vissuta dal coetaneo che subiva le vessazioni e poi una serie di episodi e accuse specifiche, come le richieste di soldi dietro minaccia e le sigarette spente sul collo, ma – ha detto il preside – da quello che abbiamo ricostruito con il corpo docente riteniamo che la gran parte delle vessazioni si siano consumate fuori dalla scuola». Stavolta, comunque, è stata la classe coraggio ad aver dato una lezione a tutti, compresi ai prof, «con la speranza – come dice il preside – che il loro gesto possa essere d’esempio per altri coetanei che possono trovarsi in situazioni analoghe».

Tesei: «Subito iniziative» La presidente della Regione, Donatella Tesei, interviene per sottolineare come «l’episodio ci fa capire ancora una volta quanto sia importante un’azione concreta da parte delle istituzioni che devono essere in grado di intervenire nella direzione del controllo ma anche, e soprattutto, della prevenzione e della sensibilizzazione. La giovane età dei protagonisti – rileva – è un campanello d’allarme che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare. La Regione è pronta a fare la propria parte, anche collaborando  costantemente con tutti gli attori  presenti sul  territorio. Proprio in tal senso – rende noto – già nei primi mesi del prossimo anno verranno messe  in campo  iniziative concrete che coinvolgeranno anche il mondo della scuola». Tesei esprime poi «a nome dell’amministrazione regionale la solidarietà alla vittima e alla famiglia, e un plauso a chi ha  denunciato  quanto accaduto. Proprio coloro che hanno il coraggio di fare emergere questi episodi – conclude – non devono sentirsi abbandonati dalle istituzioni che invece devono essere in grado di far sentire forte la propria presenza e vicinanza».

Reazioni politiche Anche dal mondo politico sono arrivate reazioni agli arresti dei due minorenni. La presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, Licia Ronzulli, definisce quanto avvenuto a Perugia «una sconfitta per le istituzioni che non sono ancora riuscite a mettere in campo misure in grado di prevenire e dunque evitare casi del genere, ma è un successo di quei ragazzi che, invogliati dall’insegnante, coraggiosamente hanno denunciato gli abusi subiti dal compagno di scuola. Lo Stato ha però il dovere di fare di più, di essere maggiormente presente favorendo la cultura del contrasto a fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo e di sostenere il dialogo e la collaborazione tra scuola e famiglie».«Sono preoccupanti – per il presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Marco Squarta – oltre ai reati legati al bullismo come lo stalking, le lesioni e la diffamazione, i casi di ‘sexting’ tra i più giovani nella nostra regione e quelli di maltrattamenti in famiglia al contrario, ossia quando i genitori vengono picchiati dai figli minorenni. Per quanto riguarda le scuole la differenza la fanno gli smartphone, che si trasformano in vere e proprie armi per filmare momenti di debolezza e registrare scherzi che potenzialmente potrebbero diventare pubblici. I genitori – conclude Squarta – non devono mai sottovalutare l’universo social media». Secondo la consigliera regionale Donatella Porzi (Pd) «i gravi episodi di bullismo accaduti a Perugia testimoniano la necessità di tenere sempre alta la soglia di attenzione su un fenomeno che mette a repentaglio la serenità di intere famiglie e comunità», ricordando che «la Regione Umbria, nell’aprile del 2018, ha votato all’unanimità una proposta di legge, mia e del consigliere Rometti, che ci consente di essere sicuramente all’avanguardia a livello nazionale, dal punto di vista normativo, per la prevenzione ed il contrasto di tale fenomeno».

Vicinanza alla vittima Eugenio Ranfa, coordinatore di Altrascuola – Rete degli Studenti Medi Perugia esprimiamo «la nostra vicinanza alla vittima, ai compagni e ai familiari coinvolti nel tragico caso di bullismo di Perugia che sta attraversando i quotidiani locali e nazionali. Quella che è stata data da parte di tutta la classe del liceo è una grande prova di coraggio e solidarietà, un valore guida per noi nella costruzione di una scuola più giusta e sicura per tutti quanti la frequentano. La piaga del bullismo – aggiunge – affligge ancora troppe scuole nel nostro territorio e nel nostro paese. Le misure di prevenzione e ascolto sono del tutto insufficienti per combatterlo: il fatto che le istituzioni siano costrette ad applicare una misura cautelare così pesante su dei giovani segna in ogni caso la sconfitta del nostro sistema educativo. Chiediamo perciò al più presto l’istituzione di percorsi di educazione, ascolto e prevenzione nelle scuole mirati al contrasto di questo genere di fenomeni e alla creazione di una cultura comune di inclusione e rispetto».

Altrascuola – Rete degli Studenti Medi Umbria

@chilodice

 

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