Il tribunale di Terni

di Francesca Marruco

I due rumeni arrestati nei giorni scorsi a Terni perché beccati mentre dai locali di un’autoscuola della città cercavano di praticare un foro sulla parete per entrare nella tabaccheria, sono gli stessi già arrestati poco tempo fa sempre a Terni per essere entrati in una gioielleria praticando un buco dal muro della chiesa adiacente.  A loro sono stati attribuiti altri furti. Secondo il gip Santoloci queste gang sfruttano maglie procedurali del sistema giudiziario italiano, ma lui, ha preso una decisione per scongiurare questa eventualità.

Tornano a delinquere poco dopo la scarcerazione Il gip Maruzio Santoloci li ha condannati infatti a otto mesi di reclusione da scontare in carcere e nell’ordinanza  spiega perché non concede la sospensione della pena che permetterebbe loro di uscire e tornare a delinquere: «sulla base della prassi che vuole non applicata alcuna misura di custodia cautelare e comunque concessa la pena sospesa, si ha la pratica certezza di essere scarcerati dopo poche ore sulla base dell’incensuratezza formale. E così riprendere la propria attività criminale nello stesso posto nella convinzione che se arrestati di nuovo lo stato formale di incensuratezza cartacea li vedrà ancora una volta immuni dal carcere».

Misure custodiali anche per gli incensurati formali Il gip nella sua ordinanza  spiega anche che  il certificato penale riporterà i precedenti solo quando la sentenza sarà passata in giudicato, e questo, «crea una mora temporale molto lunga entro la quale i professionisti del crimine continuano a restare sulla carta senza precedenti nonostante la serialità acclarata[…] Questo giudice ritiene al contrario che le misure cautelari custodiali possono e devono essere comunque irrogate anche a carico di soggetti formalmente incensurati se il giudice ritiene che sussistono esigenze cautelari. Questo caso – scrive ancora il gip- dimostra come tali gang sfruttano ormai in modo abile e professionale maglie procedurali del sistema giudiziario».

La gang La gang in questione, per il giudice rasenta la criminalità associata,  i rumeni vivono insieme grazie all’aiuto di altri connazionali arrivati prima. Secondo il giudice poi esistono anche elementi esteriori che li caratterizzano come una gang organizzata: « cicatrici identiche sugli avambracci, stessi pantaloni e stesse magliette, tatuaggi similari e taglio dei capelli rasi e barba pressoché uniformi». Il giudice sottolinea poi che i rumeni,che definisce «predoni random senza freni inibitori, il cui pericolo sociale è altissimo, erano già stati arrestati in flagranza nella chiesa, avevano patteggiato otto mesi ed erano usciti con sospensione condizionale della pena. Cosa che ora, a meno di un ricorso vinto dalle difese non potranno fare almeno per i prossimi otto mesi.