di Chiara Fabrizi
È stato iscritto nel registro degli indagati il 70enne – un poliziotto in pensione originario della Sicilia – che per gli inquirenti era al volante dell’auto che, martedì sera sul raccordo Perugia Bettolle, ha travolto e ucciso Moise Bama, camerunense di 46 anni che viveva a Chianciano Terme (Siena). A carico dell’uomo, residente a Magione e che resta per ora a piede libero, viene ipotizzato il reato di omicidio stradale, fuga del conducente e omissione di soccorso. Fissata per lunedì l’autopsia che sarà eseguita dalle dottoresse Anna Maria Verdelli e Paola Mielai, ma a cui parteciperà il consulente della difesa Sergio Scalise.
Il 70enne venerdì in Procura si è avvalso della facoltà di non rispondere. Accanto a lui l’avvocato Marco Piazzai che lo ha trovato «in stato confusionale» e che ha considerato la via del silenzio, almeno per ora, la più indicata per il suo assistito. In base a quanto emerso fin qui, infatti, l’indagato nelle prime ore avrebbe negato di aver travolto il 46enne.
In carreggiata Sud e all’altezza di Torricella, Moise Bama avrebbe colpito la segnaletica del cantiere stradale e sarebbe quindi sceso dall’abitacolo, venendo poi investito da un’auto che sopraggiungeva. Secondo gli inquirenti alla guida di quella macchina, che è già stata sequestrata, c’è il 70enne: a lui si è arrivati grazie alla fondamentale testimonianza di un altro automobilista che stava transitando nel tratto in quegli istanti. L’indagato, che non è ancora stato sentito direttamente dal sostituto procuratore Maria Chiara Vedovato, ha già negato ogni addebito, sostenendo cioè che non fosse alla guida.
In base a quanto emerge, però, il 70enne non avrebbe neppure indicato il nome di un’altra persona che, secondo la sua versione, avrebbe eventualmente condotto la sua auto quella sera. Le indagini stanno quindi proseguendo per corroborare l’ipotesi investigativa, verificando se il cellulare del pensionato quella sera abbia agganciato la cella telefonica che copre la zona in cui è avvenuto l’omicidio stradale. Continuano poi a essere vagliate le immagini di videosorveglianza, mentre appare pacifico che i pezzi di carrozzeria recuperati sul luogo dell’incidente stradale appartengano all’auto dell’indagato.
