processo al tribunale di Perugia (Foto Troccoli)

di Francesca Marruco

Martedì avrebbe dovuto testimoniare tutto quello che anni fa ha raccontato quando ha sporto denuncia contro l’allora marito che la picchiava. Ma il processo è stato rinviato di due giorni perché l’uomo ha cambiato difensore. Prima di denunciarlo anni fa, la donna inglese, aveva aspettato per tanto tempo che la situazione cambiasse. Aveva sperato fino all’ultimo che quell’uomo che tanto amava mettesse fine a quegli episodi di violenza nei suoi confronti. Ma le sue speranze caddero nel vuoto e alla fine denunciò il marito, un ingegnere congolese.

La denuncia Nella denuncia la donna aveva ricostruito quanto aveva dovuto subire nel tempo e aveva raccontato che l’uomo «già nel corso del periodo di convivenza prima del matrimonio aveva dato segni di insofferenza e di violenza verbale e fisica contro di lei». In particolare già nel 2000,  recita sempre la denuncia «la donna aveva dovuto allontanarsi dalla loro casa per qualche settimana a causa del comportamento ingiurioso e minaccioso dell’uomo che l’aveva pure percossa con qualche schiaffo».

Prova ad investirla Nello stesso periodo accaddero un paio di episodi gravissimi, si parla anche di questi nella denuncia, «in una occasione durante una lite accaduta in giardino giunse a investire con la propria auto, colpendola e facendola cadere violentemente a terra. In un’altra occasione colpì la compagna con uno schiaffone facendola cadere a terra».

Violenza verbale durante le gravidanze La violenza nei confronti della donna, secondo il racconto della stessa, si sarebbe mantenuta «solo verbale durante le gravidanze», ma «riesplose anche sul piano fisico intorno al 2004, quando ricominciò a colpirla con pugni e schiaffi durante le liti, inizialmente ogni due – tre mesi, e poi con frequenza maggiore a seconda dei periodi».

Il pugno allo stomaco «L’ultimo grave episodio-  scriveva l’avvocato Simone Pillon che oggi rappresenta la donna come parte civile – si è verificato il 22 ottobre 2006, quando, nel corso dell’ennesima lite innescatasi perché la donna aveva spostato il telefonino del marito da una presa per poter attaccare il ferro da stiro, quest’ultimo – davanti ai figli – spaccò il ferro da stiro scagliandolo a terra con violenza, poi seguì la moglie in cucina, le strappò di mano un bicchiere d’acqua spaccandolo per terra e poi l’inseguì sulle scale, agguantandola sul corridoio del primo piano e colpendola con un violento pugno al ventre. A seguito del colpo ricevuto la donna si accasciò a terra con difficoltà di respiro mentre il figlio più grande, Joseph, strattonava il padre gridandogli di non fare del male alla mamma. La dona riuscì poi a divincolarsi e a fuggire a casa di una coppia di amici».

Gli insulti La donna poi cominciò a chiudersi a chiave nella propria camera durante la notte mentre di giorno subiva gli insulti dell’uomo che le diceva «puzzona, schifosa, troia, sporcacciona». Che la minacciava anche dicendo «Stai a vedere come va a finire la serata» o «tu entri e esci di casa quando lo dico io, guai a te se ti muovi di casa senza il mio permesso».

Fissate prossime due udienze Prima della separazione aveva cercato di impedirle di uscire di casa e le aveva tolto l’agenda e il cellulare che aveva gettato in terra. Giovedì prossimo la donna tornerà in aula insieme al suo avvocato Simone Pillon e racconterà tutte quello che ha subito. Poi si andrà ad aprile prossimo. L’uomo è accusato di minacce, ingiurie, percosse e violenza privata.

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