di Maurizio Troccoli
Ora sarà più facile collocare le antennine per la connessione wi-fi nelle città. Grazie all’abbattimento dei limiti principali all’intervento che favorisce la distribuzione sui territori delle antenne, le pubbliche amministrazioni avranno la strada più libera per la realizzazione dell’infrastruttura che consente l’utilizzo gratuito di internet nei luoghi pubblici. Potranno cioè incamminarsi sulla strada degli altri paesi europei che, della connessione libera, hanno fatto un cavallo di battaglia sul fronte dell’innovazione tecnologica e della diffusione della conoscenza.
Vinti: “Favorita la liberalizzazione”
L’assessore alle Infrastrutture tecnologiche immateriali della Regione Umbria, Stefano Vinti, saluta positivamente l’abbattimento delle limitazioni sulla diffusione degli “hotspot wi-fi pubblici” contenute nel decreto Pisanu. “Con il decreto Milleproroghe entrato in vigore il 1° gennaio scorso – spiega – vengono infatti modificate le disposizioni sul wi-fi favorendone la liberalizzazione. Un nuovo traguardo in favore degli ‘hotspot wi-fi pubblici’ sui quali pesava una forte restrizione”. “Questa – dichiara – è un’ulteriore possibilità per superare il cosiddetto ‘digital divide’ e andare verso la strada maestra di una veloce diffusione del web gratuito nel nostro Paese”. “Un progetto – conclude Vinti – verso il quale la Giunta regionale dell’Umbria è impegnata da tempo e che forse potrà finalmente creare quelle condizioni, sociali ed economiche, necessarie per raggiungere anche in Umbria gli standard europei sugli ‘hotspot pubblici’, attualmente fermi a meno di un quarto rispetto a quelli francesi o tedeschi”.
Limiti e potenzialità
Dal primo gennaio 2011 con il decreto Milleproroghe (quello dei tagli all’editoria) sono entrate in vigore le nuove disposizioni sul Wi-Fi libero. E così cadono quasi tutte le limitazioni che erano state introdotte dal decreto Pisanu che gravavano sugli hotspot wi-fi pubblici. Gli esercenti non dovranno più quindi identificare gli utenti, né registrarne il traffico. Viene meno così una delle cause, probabilmente la principale, della lenta diffusione del web gratuito nei luoghi pubblici del nostro Paese. I nostri hotspot wi-fi, infatti, sono meno di un quarto di quelli francesi, per non parlare di città come Berlino, dove esiste un progetto pubblico per installare sui semafori cittadini le antenne Wi-Fi per garantire la connessione gratuita alla rete in tutto il centro della capitale tedesca. Entro due mesi, dovrà avvenire la conversione in legge del decreto ed è in quella sede che verranno introdotti nuovi obblighi, anche se più “leggeri” e meno invasivi. L’orientamento prevalente, è di imporre identificazione e registrazione del traffico degli utenti solo per specifiche esigenze investigative (e non a tappeto e a priori, com’è stato finora). Le forze dell’ordine potrebbero quindi richiedere a certi esercenti, per un determinato periodo di tempo e per scopi precisi, di monitorare gli accessi. Un po’ come avviene per le intercettazioni telefoniche.
Dubbi: dietro si può nascondere il crimine
A sollevare dubbi sull’opportunità di questa liberalizzazione del wi-fi era stato per primo il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. “Bisogna rendersi conto – aveva dichiarato Grasso – che dietro queste reti, Wi-Fi e Internet point, ci si può nascondere benissimo nella massa degli utenti, non più identificabili. Si possono anche trovare terroristi, pedofili, mafiosi”.

