di Daniele Bovi
Insulti a carattere sessista e discriminatorio contro un’arbitra – con tanto ti invito alle donne «a rimanere a casa» – un collega afferrato al collo e poi minacce e insulti sempre nei confronti nei direttori di gara. È il “bollettino” registrato dal giudice sportivo per quanto riguarda le gare dei campionati di calcio giocate lo scorso weekend in Umbria; un fine settimana segnato dal gravissimo episodio di Trevi, dove un giovane arbitro è stato colpito con un pugno mentre stava risalendo nella sua auto. Fatti per i quali sono scattate sanzioni e squalifiche. Momenti di tensione non sono mancati anche in altri campi.
Promozione Nel campionato di Promozione, il giudice sportivo ha disposto una gara da disputare a porte chiuse e un’ammenda di 1.200 euro alla Casa del Diavolo per i comportamenti di alcune persone «posizionate dietro la panchina della società […] che tenevano un comportamento offensivo nei confronti del direttore di gara, pronunciando gravissime frasi di carattere discriminatorio e sessista». Lo stesso tipo di atteggiamento, si legge nel comunicato, è proseguito anche al termine della partita diretta dall’arbitra (e persa in casa per uno a zero contro il Padule), coinvolgendo più dirigenti.
«Donne stiano a casa» Uno, in particolare, è stato inibito fino al 30 giugno 2027 dopo essere stato espulso per proteste, rendendosi poi protagonista di una lunga sequenza di comportamenti offensivi e minacciosi. Secondo quanto riportato nel referto, «nel momento in cui gli veniva mostrato il cartellino rosso, il suddetto si avvicinava all’arbitro venendogli faccia a faccia e urlandogli con atteggiamento minaccioso e intimidatorio frasi gravemente offensive». Dopo essere stato allontanato, l’uomo «proseguiva a offendere l’arbitro per tutta la durata restante della gara e anche successivamente alla conclusione della stessa». Nel comunicato si sottolinea inoltre come il dirigente abbia pronunciato «gravissimi, intollerabili e irripetibili insulti di stampo discriminatorio e sessista, offendendo oltre ogni limite la dignità del direttore di gara», arrivando infine a sostenere che «le donne arbitro non devono arbitrare e devono stare a casa».
Insulti e non solo In Prima categoria, l’attenzione del giudice sportivo si è concentrata sulla partita della Julia Spello Castello, multata di 400 euro «in quanto i propri tifosi insultavano e minacciavano ripetutamente e gravemente l’arbitro per tutto l’incontro, tenendo anche alla fine della gara un atteggiamento intimidatorio». Ma l’episodio più grave ha riguardato l’allenatore della stessa squadra, squalificato fino al 31 dicembre 2027. Secondo quanto riportato nel comunicato, dopo il secondo gol degli avversari (la Julia ha perso 1-2 in casa contro l’Atletico Gualdo Fossato) «entrava in campo dalla propria panchina arrivando fino alla propria area di rigore, dove si trovava l’arbitro», quindi «lo afferrava con la mano nella parte posteriore del collo, provocandogli momentaneamente forte dolore, e gli girava la testa nella sua direzione, iniziando poi ad aggredirlo anche verbalmente». Nonostante l’espulsione immediata, l’allenatore «continuava a protestare, minacciando e offendendo l’arbitro», per poi rientrare nuovamente in campo pochi minuti dopo.
Spina Nel campionato di Seconda categoria, infine, è stato squalificato per quattro giornate un calciatore dello Spina «perché, a fine gara, seguiva l’arbitro fino agli spogliatoi e lo offendeva pesantemente».
