di Chiara Fabrizi e Francesca Marruco
Una fattura da 180mila euro emessa e poi stornata dalla ditta Baronci Costruzioni per alcuni lavori di ristrutturazione di un’immobile di proprietà di Giovannino Antonini che, secondo l’ipotesi degli inquirenti, non sarebbero mai stati eseguiti. Gira intorno ad anticipazioni di pagamento, compensazioni e presunte restituzioni della somma in questione, il secondo filone d’inchiesta su cui indaga la Procura di Spoleto e il Nucleo speciale della Guardia di Finanza.
La nota e la delibera Dalle precisazioni relative alla fattura, contenute nella nota inviata alla Banca d’Italia e firmata da Antonini e dall’ex dg Alfredo Pallini, prende il via l’addebito per i tre di ostacolo alla vigilanza dell’Autorità pubblica. A far scattare a carico di Antonini, anche in questa circostanza, la contestazione di appropriazione indebita sarebbe una delibera del Consiglio d’amministrazione della Bps con cui, secondo gli inquirenti, sarebbe stata autorizzata la restituzione ad Antonini dei 180mila euro della fattura.
Fatti materiali non corrispondenti al vero L’indagine prende il via dalla nota che il primo ottobre 2010, a margine dell’ispezione della Banca d’Italia del febbraio-giugno dello stesso anno, Antonini e Pallini inviarono all’organo di vigilanza. Nel documento, secondo gli inquirenti, sarebbero stati esposti fatti materiali non corrispondenti alla vera situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Bps. In particolare, sarebbero proprio le osservazioni formulate dai tre relativamente alla fattura in questione, ad avere dato il via alle indagini.
L’inchiesta si allarga L’anticipazione da parte della Bps sul pagamento della fattura in questione, secondo gli inquirenti, avrebbe interessato una percentuale superiore a quanto consentito dalla norme creditizie, contrariamente a quanto affermato dai tre nella nota indirizzata alla Banca d’Italia. Ma non è solo questo. Alla compensazione di pagamento con cui Antonini, congelando gli emolumenti percepiti in qualità di presidente della Bps, avrebbe saldato l’anticipazione sulla fattura, successivamente stornata con nota di credito, avrebbe fatto seguito, questa l’ipotesi dei pubblici ministeri Gianfranco Riggio e Federica Albano, la deliberazione del Cda della Bps con cui sarebbe stata autorizzata la restituzione ad Antonini della somma in questione. Circostanza che ha fatto scattare a carico di Antonini la contestazione di appropriazione indebita per 180mila, in concorso con altri soggetti al momento in corso di identificazione.
P.s Alcuni nomi sono stati rimossi da questo contenuto per sopraggiunte decisioni giudiziarie che ne annullano l’attuale interesse pubblico

