di Chiara Fabrizi
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L’amministratore delegato Lucia Morselli per ora non ha firmato alcun provvedimento disciplinare. Ma all’indomani dell’inchiesta Do ut des della procura di Terni che ha iscritto al registro degli indagati alti dirigenti e apicali, accusati chiedere favori personali in cambio di appalti Tk-Ast, tra i forni del sito siderurgico tutti attendono che di riorganizzazione si inizi a parlare anche tra i manager.
Riorganizzazione degli apicali Tk-Ast Al momento l’ad Lucia Morselli non ha compiuto nessun atto in questo senso, a lei del resto spetterebbe decidere se sospendere dal lavoro i propri dirigenti, considerando che il responsabile del personale, Arturo Ferrucci, assente da una settimana ufficialmente per motivi personali, è destinatario di uno degli avvisi di garanzia firmati dal sostituto procuratore Elisabetta Massini a conclusione delle indagini, gli altri sono stati notificati al dirigente Alessandro Segala e ancora Eros Ceccarelli, Fabio Paciotti, Francesco Mancini, Corrado Vicentini, Marco Freddo e Alessandro Illuminati.
Sospensioni dal lavoro Ma i contraccolpi organizzativi dell’inchiesta sono attesi anche perché, fanno notare in diversi, viale Brin batte bandiera tedesca e da quelle parti spazio per la presunzione d’innocenza non ce n’è molto. Tuttavia, va detto, il dipendente del Centro di finitura Tk-Ast finito in carcere per l’inchiesta Acciaio d’oro, e ristretto ai domiciliari proprio da venerdì, non sarebbe stato né sospeso, né tanto meno licenziato dal responsabile del personale, sempre Arturo Ferrucci, a differenza dei due impiegati delle relazioni esterne di Tk-Ast, giudicati dall’azienda colpevoli di violazione del codice etico interno per non aver riconosciuto un giornalista, tutt’altro che noto, introdottosi nel sito siderurgico come amico di un operaio dell’area a caldo, anche lui licenziato.
Occhi puntati sull’ad Morselli Qui comunque si attende la pronuncia del giudice del lavoro a cui i legali dei due, ma anche dell’operaio che ha iscritto il giornalista nella lista degli ospiti, hanno impugnato la decisione e chiesto il reintegro. Mentre gli occhi dei sindacati sono tutti puntati verso l’ad Morselli a cui spetta il compiuto di prendere o meno le decisioni del caso.
Rsu: «Rischio tensioni» Ma i tempi sono stretti con una riorganizzazione di turni e organici avviata unilateralmente su cui segreterie nazionali, provinciali e Rsu di fabbrica chiedono da giorni la convocazione di un tavolo per rivedere l’assetto dei reparti. Proprio le Rsu in una nota scrivono: «In riferimento ai fatti accaduti nelle ultime ore, esprimiamo forte preoccupazione per diversi aspetti, da quelli riguardanti le relazioni sindacali e industriali, alla intera materia delle interlocuzioni, passando per la concreta possibilità di registrare una crescente tensione e confusione all’interno dei luoghi di lavoro e della intera azienda, in un contesto già di per sé complesso. Esprimiamo massima fiducia nell’operato della magistratura, auspicando un fermo intervento dell’azienda, che responsabilmente deve dimostrare un operato trasparente e corretto, al fine di poter tutelare i lavoratori che ogni giorno svolgono con responsabilità, impegno e onestà il proprio lavoro».
Attilio Romanelli (Fiom-Cgil) Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario Fiom-Cgil di Terni, Attilio Romanelli: «Da tempo abbiamo segnalato le criticità del sistema degli appalti, denunciando e contrastando i danni della pratica del massimo ribasso nell’affidamento degli appalti, che spesso non garantisce qualità nelle prestazioni e sicurezza per i lavoratori impegnati. Prima e durante la vertenza Ast con forza abbiamo chiesto di monitorare l’intero mondo degli appalti e non intervenire solo ed esclusivamente sul costo del lavoro e quindi della sicurezza negli impianti, anche alla luce dei dati del 2014 durante il quale sono stati espulsi nelle ditte terze circa 300 lavoratori».
