Due ‘furbetti’ in provincia di Terni e uno in quella di Perugia. L’Umbria è una delle regioni dove è più esiguo il fenomeno di coloro che incassano, senza averne i titoli, i fondi stanziati per combattere la disoccupazione. Il dato emerge nell’ambito di una operazione nazionale della guardia di finanza, chiamata Return e condotta in collaborazione con Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa), che ha permesso di scoprire in tutto 1.079 persone che dovranno restituire 39,5 milioni di euro: le indagini sono state portate avanti dal Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza, e per scoprire le irregolarità sono state fatte analisi e controlli mediante l’incrocio di banche dati, sulla posizione di oltre 10 mila imprese destinatarie di 411 milioni di euro erogati ai sensi del decreto legislativo finalizzato appunto a promuovere l’auto-impiego delle persone in cerca di lavoro tramite l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali o di lavoro autonomo.
L’operazione A livello nazionale il maggior numero di frodi sono state accertate in Campania (420), seguita da Puglia (206) e Sicilia (163) e stando a quanto reso noto dalla Gdf i 1.079 soggetti individuati non hanno rispettato i vincoli previsti anche attraverso comportamenti fraudolenti come la redazione di atti falsi. Ora i dossier sono sui tavoli dei vari comandi regionali che provvederanno a concludere gli accertamenti necessari per l’avvio dei procedimenti penali davanti alle autorità giudiziarie ordinarie e di quelli per responsabilità erariale davanti a quelle contabili. Nel frattempo Invitalia ha fatto partire le procedure in vista della revoca dei benefici e il recupero dei fondi. Con quest’ultima operazione il totale delle posizioni irregolari scoperte ha toccato quota 3.420, che dovranno restituire oltre 100 milioni di euro.
Cosa dice la legge Secondo la legge, per beneficiare dei contributi occorre avere determinati requisiti e rispettare alcuni vincoli come: essere non occupati alla data di presentazione della domanda del contributo; comunicare all’Ente erogatore l’avvenuta cessazione dell’attività economica destinataria del contributo pubblico se questo avviene prima di un quinquennio; non essere titolari di quote o azioni di altre società ammesse a benefici; non richiedere altre agevolazioni, anche fiscali per 36 mesi dalla concessione dei benefici; non trasferire al di fuori dell’azienda i beni ed i diritti aziendali ammessi al contributo.
