di Chiara Fabrizi
Reati ambientali in crescita nel 2020, malgrado si sia rimasti chiusi in casa per più di due mesi, ma soprattutto boom di denunce e arresti. Lo rileva il report Ecomafie di Legambiente che scandaglia il primo anno del Covid quando in Umbria sono stati contati 696 delitti contro l’ambiente, di cui 192 consumati nell’ambito del ciclo rifiuti.
Reati ambientali + 10 per cento Complessivamente, comunque, si tratta del 10,2 per cento in più di ecoreati rispetto al 2019, quando erano stati 632. La regione resta comunque fortunatamente confinata al 16esimo posto della classifica dell’illegalità ambientale guidata da Campania, Sicilia e Puglia, che erano sul podio anche lo scorso anno, seppur il tacco d’Italia è scivolato dal secondo al terzo posto. I pericoli per l’ambiente compiuti dall’uomo e scoperti nella regione, infatti, rappresentano una minima parte, precisamente il 2 per cento, di quelli che minano l’ecosistema italiano, dove complessivamente se ne sono contati quasi 35 mila seppur con una crescita pressoché nulla, circa lo 0,6 per cento, rispetto all’anno precedente. In Umbria, insomma, il primo anno della pandemia ha fatto più male all’ambiente, ma va detto che le forze dell’ordine hanno alzato il tiro contro chi continua a ignorare il valore di beni comuni come acqua, aria, flora e fauna.
Denunce più 70 per cento e quasi decuplicati gli arresti Sì, perché nel 2020 Legambiente ha rilevato 1.178 denunce, di cui 776 relativi a illeciti nell’ambito del ciclo dei rifiuti. L’impennata di indagati, comunque, segna un incremento del 70 per cento sull’anno precedente, quando le autorità erano riuscite a identificare soltanto 682 autori di delitti ambientali. A crescere tanto, poi, sono stati anche gli arresti, che nell’anno del lockdown duro sono stati 25, quasi dieci volte quelli che erano scattati nel 2019, quando in manette erano finite appena tre persone. Tutti i soggetti finiti ai domiciliari o in carcere, comunque, sono stati identificati nell’ambito di inchieste relative al ciclo dei rifiuti. L’unico dato in diminuzione che si rintracciato nel report Ecomafie è quello relativo ai sequestri, che sono stati 109, mentre l’anno precedente si era superata quota 120.
«Non abbassare la guardia contro i ladri di futuro» Legambiente, in ogni caso, invita a «non abbassare la guardia contro i ladri di futuro, a maggior ragione in un momento storico in cui dovremo spendere ingenti risorse pubbliche previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza», segnalando come Perugia risulti nel 2020 tra le prime venti province italiane per reati ambientali, contandone 321, ma in questo caso, non è disponibile il dato del 2019. Secondo Maurizio Zara, che guida l’associazione in Umbria, «gli ecoreati si possono prevenire certamente con una maggiore efficienza e collaborazione delle amministrazioni pubbliche di ogni livello; occorre ad esempio facilitare e orientare i processi della nuova economia circolare verso la legalità, prestando attenzione a tutte le fasi delle filiere circolari, evitando che i buchi normativi e carenze di controllo lascino spazio e offrano nuove occasioni di business alle ecomafie. Lentezze, complicazioni eccessive e inefficienze di chi amministra sono pericolosi assist ai comportamenti criminali, che vanno sì repressi ma anche prevenuti».
