Amanda Knox in aula (foto Fabrizio Troccoli)

di Francesca Marruco

La novità che si è andata concretizzando nell’udienza di oggi nel processo d’appello ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher,  è che la procura potrebbe richiedere un supplemento di perizia genetica, o una nuova perizia da far effettuare, possibilmente a nuovi esperti. L’eventualità è stata paventata dal consulente della procura professor Giuseppe Novelli e anche dall’avvocato di parte civile Francesco Maresca.  «Ci sarebbe bisogno di una nuova perizia fatta da  un esperto che abbia una conoscenza e una esperienza completa dalla biostatistica all’analisi di laboratorio ma in maniera accurata e completa perché nella perizia è mancata la statistica»,  ha detto il professor Novelli all’uscita dall’udienza.«Se si volesse essere certi della bontà del lavoro che per noi è già agli atti – ha detto Maresca – si dovrebbe quanto meno completare la perizia lasciata incompleta e superficiale, con un supplemento di perizia o una nuova perizia». La volontà della procura e soprattutto la decisione della corte d’assise d’appello di Perugia arriverà solo domani, al termine della deposizione dei consulenti della difesa di Amanda Knox.  L’eventuale richiesta e la decisione dei giudici potrebbero cambiare il calendario di massima che fino ad ora veniva dato quasi per scontato.

Nuova perizia? Inconcepibile Il legale di Raffaele Sollecito Luca Maori ha bollato l’ipotesi come « assolutamente inconcepibile». Il suo consulente scientifico, il professor Adriano Tagliabracci, ha detto in proposito che «tutti i problemi sono stati chiariti, ripetere le indagini, o nel caso in cui non fosse stato possibile, come nel caso di specie, eventualmente esprimere una valutazione sulla affidabilità del lavoro svolto dalla polizia scientifica. Quindi basta. Altre domande e altre risposte non possono essere poste».

Stefanoni, traccia gancetto genuina Intanto anche nella lunga udienza di oggi è continuata la battaglia tra periti e consulenti scientifici. In apertura di udienza la biologa della polizia scientifica Patrizia Stefanoni  ha spiegato come anche il risultato ottenuto dall’analisi del gancetto del reggiseno di Meredith Kercher, in cui venne isolata una traccia mista contenente il profilo genetico di Meredith Kercher e di Raffaele Sollecito, sia, a suo avviso una traccia genuina. «Escludo la contaminazione del reperto come fatto oggettivo» Infatti, nonostante il gancetto sia stato repertato 46 giorni dopo il primo sopralluogo, la biologa ha specificato che in quel periodo nulla è stato portato nella stanza del delitto dall’esterno. Il pubblico ministero, Manuela Comodi commentando l’esame della biologa ha sostenuto che «sia in positivo che in negativo lei ha rappresentato oggettivamente tutto quello che è successo, che ha fatto e che ha interpretato nel corso delle sue analisi, anche gli aspetti meno gratificanti per i suoi risultati». Il magistrato ha anche sottolineato come «le analisi della dottoressa Stefanoni, per la loro serietà, la loro onestà e chiarezza, non si sono mai abbassate di quota».

Il pubblico ministero Manuela Comodi ( foto F. Troccoli)

Novelli, la  contaminazione va dimostrata Dopo l’intervento della Stefanoni, l’altro consulente della procura, il professor Giuseppe Novelli, ha detto che «le nuove tracce isolate sulla lama del coltello durante le operazioni della perizia di secondo grado, potevano e dovevano essere analizzate perche’ci sono gli strumenti per farlo». Il professore ha anche specificato, su domanda del pm Comodi, che «la contaminazione va dimostrata».Nel caso delle tracce isolate sul coltello che in primo grado venne ritenuto l’arma del delitto, Novelli ha detto di aver controllato personalmente tutti i profili genetici estratti dalla polizia scientifica nell’arco di tempo che va dall’ultimo reperto appartenente al caso Kercher analizzato nei laboratori fino al giorno dell’analisi del coltello stesso. «In quel periodo-ha detto- sono stati estratti 103 profili estranei a questo caso, in nessuno di questi, che io ho controllato personalmente, c’era traccia di Dna appartenente a Meredith Kercher. Come poteva quindi il Dna contaminare solo la traccia del coltello e non quelle analizzate in precedenza?».

Tagliabracci, indagini scientifiche viziate Di avviso opposto il consulente della difesa Sollecito, il professor Adriano Tagliabracci, che ha detto: «il gancetto può essere stato contaminato nei 46 giorni intercorsi tra il primo e il secondo sopralluogo. Il sospetto che il materiale su di esso possa essere contaminato è più che forte . Il gancetto( del reggiseno di Meredith Kercher in cui venne isolato il dna di Raffaele Sollecito, ndr) non è stato conservato per altri esami ma è stato lasciato a marcire nella soluzione di estrazione».  Tagliabracci ha sostenuto ancora: «ritengo che le indagini siano state viziate da una non aderenza a procedure e metodologie che avrebbero dovuto essere tenute in considerazione, soprattutto in queste situazioni in cui i reperti erano molto delicati. Andavano eseguiti altri accertamenti perché il dato non è affidabile quando è fornito in quelle condizioni. Uno dei quesiti posti ai periti( Stefano Conti e Carla Vecchiotti, ndr) era quello di valutare l’affidabilità, il lavoro svolto da servizio polizia scientifica è un lavoro non attendibile». Inoltre secondo il professor Adriano Tagliabracci, dalla polizia scientifica, in fase di indagine, poco dopo l’omicidio di Meredith Kercher il 1° novembre 2007, sono state proposte «delle interpretazioni che danno l’idea che il tutto sia stato un pochino piegato alle esigenze dell’accusa».

Sollecito, le cose vanno bene Il padre di Raffaele Sollecito ha detto che i media « devono prendere atto di come stanno andando le cose, noi abbiamo confermato tutte le nostre intuizioni e deduzioni, l’accusa sembra invece che riesca a difendere le sue posizioni in maniera magari meno concreta di come non sia riuscita a fare in primo grado. Come uomo di scienza-  ha concluso l’urologo barese-  mi sarei aspettato una maggiore concordia tra i consulenti. Se facciamo parte tutti della stessa famiglia dovremo pensarla nella stessa maniera». Quanto al figlio ha detto «Raffaele quando vanno avanti le udienze si fa una sua idea che può essere difforme dalla mia-  ha detto il padre del giovane pugliese al termine dell’udienza di oggi-  io cerco allora di rincuorarlo dicendo stai tranquillo che le cose positive sono maggiori di quelle negative».

Amanda disorientata Amanda invece è «molto disorientata» dalle contrapposte tesi dei consulenti dell’accusa e della difesa, lo ha detto l’avvocato Luciano Ghirga al termine dell’udienza del processo d’appello a lei e Raffaele Sollecito a Perugia. Le due tesi rappresentano sempre secondo il legale, «due scuole a confronto che ogni giorno acquistano più importanza». Ha parlato invece di «dato obiettivo» quando ha detto che «ad un certo punto la fase scientifica ha sostenuto quella investigativa».

Maori, evidenze da Tagliabracci «Tagliabracci e ha dato due indicazioni importantissime, per il gancetto ha dato l’evidenza che sul gancetto, a prescindere dal profilo genetico c’è stata una sicura e certa contaminazione», ha detto l’avvocato di Raffaele Sollecito Luca Maori al termine del’udienza di oggi.  Il professore, ha anche specificato « su nostra richiesta – ha detto il legale – che vi erano tre profili sul gancetto, un solo profilo sulla stoffa che stava intorno al gancetto, ergo, nel momento in cui il gancetto è traslato di 46 giorni c’è stata una sicura contaminazione. Per quanto attiene poi invece il coltello – ha aggiunto – è chiaro ed evidente che non esiste profilo genetico di Meredith Kercher sulla lama».

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