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venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 17:27

Il naufrago Pecorelli non è il conte di Montecristo: nessuna ricettazione sulle monete d’oro

Procura chiede archiviazione per l’ex arbitro umbro dato per morto in Albania e rispuntato otto mesi dopo vicino all’isola

Davide Pecorelli

Davide Pecorelli non è il conte di Montecristo. Ne è convinta la Procura di Grosseto che ha chiesto l’archiviazione dall’accusa di ricettazione formulata l’autunno scorso a carico dell’ex arbitro umbro di 46 anni ricomparso come un naufrago nelle acque toscane dell’Isola di Montecristo, mentre tentava di attraccare con il gommone, malgrado tutti fossero convinti del decesso di Pecorelli, che si credeva morto carbonizzato in Albania all’interno di una Skoda Fabia divorata dalle fiamme. Il 46enne di San Giustino, però, è ancora indagato per autocalunnia e sostituzione di persona. La notizia è riportata dall’edizione di Grosseto del quotidiano La Nazione.

Pecorelli non è il conte di Montecristo Per la Procura toscana, dunque, è arrivato il momento di scrivere la parola fine sull’ipotesi che l’umbro abbia avuto un ruolo nella vicenda al limite tra realtà e leggenda, alimentata in più interviste dallo stesso Pastorelli che ha sostenuto di trovarsi nelle acque dell’Isola di Montecristo per cercare il tesoro narrato da Alexandre Dumas e che ha più volte giurato di aver visto tra cala Maestra e cala Corfù, dove ci sarebbero due casse piene di monete d’oro.

Tra leggenda e realtà Sì, perché come ricostruito da Umbria24 gli inquirenti hanno indagato per stabilire se l’avventura dell’ex arbitro, che nel gommone aveva una mappa, pala e piccone, per estrarre improbabili monete d’oro, potesse essere collegata al clamoroso furto avvenuto nel 2019 al museo di San Mamiliano di Sovana, frazione di Sorano (Grosseto), dove ladri mai identificati sono riusciti a rubare 66 delle 83 monete esposte, che facevano parte di un tesoro composto da quasi 500 pezzi coniati tra il V e il VI secolo dopo Cristo. Ma riscontri non ce ne sono, a cominciare dalla monete d’oro, che le autorità non hanno mai trovato, malgrado le perquisizioni. Da qui la richiesta di archiviazione della Procura di Grosseto che non ha elementi per accusare di ricettazione Pecorelli.

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