di Enzo Beretta
Si apre venerdì 19 luglio il processo di secondo grado alla dermatologa condannata a 8 mesi di reclusione per omicidio colposo in relazione alla morte di Giulia Cavallone, giudice del tribunale di Roma deceduta all’età di 36 anni a causa di una malattia il 17 aprile del 2020. I giudici della Corte d’appello di Perugia nomineranno un medico legale e un dermatologo per effettuare la perizia in seguito al ricorso avanzato dall’imputata accusata di avere definito come «verruca seborroica» un neo sul polpaccio della donna che in realtà era un «melanoma nodulare maligno ulcerato» da cui è partita la forma tumorale che avrebbe causato la morte di Cavallone.
Giudice Giulia Cavallone, il magistrato che ha lottato per mesi contro un tumore, era figlia di Roberto Cavallone, già pm capitolino (aveva seguito insieme alla collega Ilaria Calò le nuove indagini sull’omicidio di via Poma) poi procuratore a Imperia e, quindi, sostituto procuratore generale a Roma. Giulia Cavallone ha lavorato fino all’ultimo: il 26 febbraio 2022 aveva celebrato a porte chiuse il processo a carico di otto carabinieri accusati dei falsi e dei presunti depistaggi nell’ambito del processo sul pestaggio in caserma subito da Stefano Cucchi. La famiglia di Giulia Cavallone viene assistita dagli avvocati Stefanio Maccioni e Nicola Di Mario.
