martedì 28 gennaio - Aggiornato alle 16:12

Giudice indagato risponde per quattro ore al pm: «Mai agito su sollecitazione»

La procura contesta l’abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che coinvolge due avvocati e un altro magistrato

Tribunale di Spoleto (foto Fabrizi)

di Chia.Fa. 

«Tutte le nomine sono avvenute con imparzialità e mai dietro sollecitazione». Così l’avvocato Stefano Campanello che assiste il giudice del tribunale di Spoleto, Simone Salcerini, indagato per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze che ha portato agli arresti domiciliari gli avvocati e colleghi di studio Mauro Bertoldi e Nicoletta Pompei e alla sospensione per due mesi del giudice dello stesso palazzo di giustizia Tommaso Sdogati, legato sentimentalmente alla Pompei.

«Mai agito dietro sollecitazioni» A carico dei tre gli inquirenti ipotizzano il reato di corruzione in concorso in relazione a un presunto accordo tra Pompei e Bertoldi per la spartizione dei proventi derivanti dall’iscrizione dello stesso Bertoldi nel registro dei delegati alle vendite immobiliari del tribunale di Spoleto. Salcerini, martedì, ha risposto per circa quattro ore alle domande del pm di Firenze, Luca Tescaroli, sostenendo «la totale estraneità alla contestazione e ricostruendo il proprio operato con dovizia di particolari anche documentali» ha detto a margine l’avvocato Campanello. Nel mirino degli inquirenti è finito l’interessamento di Sdogati per la nomina di Bertoldi effettuata da Salcerini il 9 ottobre scorso per la vendita di un immobile a Todi: «Abbiamo dettagliato il metodo con cui il giudice procedeva alle nomine in generale e anche nello specifico, ossia nel pieno rispetto dei criteri di legge, con imparzialità e senza nessuna sollecitazione o raccomandazione». Nell’ambito dell’interrogatorio il pm ha chiesto spiegazioni anche sul nome di un professionista trovato sbarrato nel registro dei delegati e sostituito con quello di Bertoldi, ma «al giudice – dice l’avvocato – non compete la tenuta del registro. Riteniamo – ha concluso – di aver chiarito l’operato del mio assistito, che nulla ha a che vedere con quello dei due avvocati, né coi discorsi intercettati tra la professionista e l’altro giudice».

@chilodice

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