La piazza deserta del piccolo borgo della Valtopina (Foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco

Ancora sigilli intorno al borgo terremotato di Giove di Valtopina che il tribunale del riesame di Perugia ha deciso di non dissequestrare come aveva richiesto invece la difesa della Novatecno, la ditta che dal 2004 in poi è stata responsabile dei lavori di ricostruzione nel post terremoto. Per i giudici del Riesame di Perugia, che il 22 settembre hanno motivato la decisione del loro no, «emerge chiaramente un pericolo per l’interesse comune». Questo perché, « in relazione alla normativa antisismica», sarebbero «protratte le conseguenze del reato», e «verrebbero effettuati pagamenti per dei Sal (stato avanzamento dei lavori) che risultano solo sulla carta».

A breve la perizia completa Nessuna concessione dunque agli indagati che si dicono estranei alle contestazioni perché sono subentrati nel cantiere in un secondo momento. E a breve verrà anche depositata la relazione definitiva che la procura della Repubblica di Perugia aveva commissionato a due esperti, le cui prime valutazioni avevano determinato il sequestro dell’intero borgo da parte della guardia di finanza. la scorsa settimana intanto i tecnici hanno effettuato un nuovo sopralluogo.

Gli indagati e le accuseA finire indagati nel fascicolo aperto dai sostituti Mario Formisano e Paolo Abbritti sono stati l’ingegner Carlo Guidetti, direttore dei lavori del cantiere e Adriano Moschini, legale rappresentante della ditta Novatecno. A loro vengono contestati i reati di falso in atto pubblico, truffa allo Stato, frode in pubbliche forniture e violazione  delle disposizioni  normative previste per l’edificazione in zona sismica. Moschini, difeso dall’avvocato Giuseppe Innamorati, si dice estraneo alle accuse. Per loro infatti, i lavori incriminati li avrebbe fatti la ditta che era intervenuta prima di loro.

La relazione già depositata Per i periti della procura, il docente di Scienze delle costruzioni del Politecnico di Torino Bernardino Chiaia, e l’architetto Cristina Zannini, nella ricostruzione ci sono «rilevanti criticità». Gli esperti avevano parlato di «assenza o totale inefficacia di alcuni interventi di miglioramento previsti in progetto, ossia in particolare dell’intervento di iniezione nelle murature a sacco ai piani terra». A causa della mancata (o inefficace) realizzazione delle iniezioni nonché per l’assenza di intonaco armato in alcuni setti consegue che le caratteristiche meccaniche di gran parte del paramenti al piano terra, delle Umi 1 e 2, non sono state modificate rispetto alle condizioni dissestate post-sisma».

Le mura sbriciolate con le mani Nel decreto di sequestro firmato dalla dottoressa Claudia Mattenini, che aveva anche parlato di rischi per l’incolumità, lo stesso magistrato aveva scritto di come i tecnici avevano «direttamente constatato in sede di sopralluogo che la muratura perimetrale aveva copiose informazioni d’acqua a causa della presenza del terreno retrostante e dell’assenza del drenaggio dello stesso. Tale fenomeno, a loro giudizio, comportava il degrado della muratura e della pietra che si sbriciolavano già solamente manipolandole con le mani».