di Chia.Fa.
«Non volevo ucciderlo, ma solo difendermi da un’aggressione e sono pentito di quello che ho fatto». Si difende così il venticinquenne arrestato insieme ad altri tre per il tentato omicidio del giovane vicino alla chiesa di San Giovanni di Baiano (Spoleto) che, per gli inquirenti, è avvenuto con un metodo da «vera e propria spedizione punitiva» . Giovedì pomeriggio, in carcere, l’accoltellatore ha risposto al gip Federica Fortunati, assistito dall’avvocato Francesco Mattiangeli che si prepara a chiedere la revoca della misura cautelare, rilevando comunque fin da ora che «non sussiste il pericolo di fuga» dell’indagato.
Chiesta la revoca delle misure cautelari Interrogatorio di garanzia a Maiano anche per il diciannovenne incensurato, che per gli inquirenti ha preso parte all’aggressione: per il più giovane dei quattro l’avvocato Roberto Coricelli, che lo assiste, ha chiesto la revoca della misura cautelare in carcere o in subordine i domiciliari. Il gip si è riservato di decidere sull’istanza su cui è atteso anche il parere del pm Elisa Iacone, che ha coordinato le indagini dei carabinieri di Spoleto. La decisione del giudice è attesa anche per il trentaseienne spoletino, difeso dall’avvocato Patrizia Marziani, che ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari, misura cautelare più lieve che il giudice ha disposto a suo carico, riconoscendogli una posizione marginale. Nel carcere di Pesaro, invece, il trentaquattrenne spoletino, anche lui difeso da Mattiangeli, si è avvalso della facoltà di non rispondere, anche per lui è stata richiesta la revoca della misura cautelare.
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