Un 45enne di San Severo (provincia di Foggia) è stato rinviato a giudizio con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni nei confronti della moglie. Il giudice per le indagini preliminari Valerio D’Andria ha stabilito che il processo dinanzi ai magistrati del secondo collegio inizierà il 27 febbraio 2024.

«Zitta, che finisce subito» I fatti contestati all’imputato (difeso dall’avvocato Teresa Giurgola) risalgono agli anni 2020 e 2021, quando la moglie, tra le altre cose, ha rischiato di essere strangolata dal marito che in preda alla furia le gridava: «Silenzio, zitta che finisce subito». Le contestazioni contengono altre gravi accuse come quella di averle spruzzato addosso la candeggina, di averla ferita ad una gamba con la lama di un taglierino e di averla picchiata con la doga del letto. 

Le accuse In uno dei momenti più accesi di violenza – è stato ricostruito attraverso le denunce – il pugliese ha fatto bere alcol al figlio per poi tornare alla carica contro la donna che per la paura, nel frattempo, si era andata a chiudere a chiave nella camera da letto. Una volta, nel luglio 2020, ricostruisce il pm, «dopo aver fatto uso di sostanze alcoliche ha tentato nuovamente di strangolarla alla presenza dei due figli minori». La Procura racconta di «pugni in testa», «calci allo stomaco», frasi pesanti come ‘Ti taglio la faccia e i capelli’ da parte dell’imputato che un giorno agitava un taglierino provocando «piccoli tagli» alla donna inseguita: in quella circostanza avrebbe anche «cercato di sfondare la porta». 

Bottiglia di vetro spaccata Le violenze sembravano non finire mai: una «bottiglia di vetro spaccata», l’augurio di morire, la «candeggina spruzzata addosso», il gesto di scagliarle un grosso masso in testa. E poi quel viaggio, tremendo, in auto: «In stato di ebbrezza alcolica – ricostruisce la Procura – si metteva alla guida dell’auto insieme alla moglie e ai figli, rischiando di avere un incidente». ‘Ti ammazzo, ti faccio fuori’, le gridava mentre «la colpiva col taglierino a lama aperta e con dei pugni in testa».

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