Dante De Paolis (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Che cos’è un’interdittiva prefettizia antimafia? Conoscere la risposta è fondamentale per capire perché il Tar, attraverso una sentenza depositata giovedì, ha deciso di respingere il ricorso presentato nei mesi scorsi da Gesenu che ha chiesto l’annullamento dell’interdittiva antimafia (e di altri atti connessi) voluta dall’ex prefetto, Antonella De Miro, alla fine dell’ottobre 2015. Il caso era stato discusso in udienza il 27 gennaio e con la sentenza i magistrati amministrativi della Prima sezione accolgono in sostanza le tesi dell’Avvocatura dello Stato. A fine gennaio infatti quest’ultima spiegava che «qui non si sta parlando di una conclamata infiltrazione mafiosa; qui si deve valutare se vi è un pericolo di infiltrazione. Se avessimo delle prove, saremmo in sede penale». Con altre parole, è quello che stabilisce il Tar attraverso la sentenza.

IL TESTO DELLA SENTENZA

Cos’è un’interdittiva Uno dei passaggi centrali è infatti quello con cui le toghe osservano che «ciò che conta, nella prospettiva dell’interdittiva, è il complessivo quadro indiziario risultante dalla ricostruzione logica e valutazione sintetica di tutti i dati emersi in sede istruttoria, ognuno dei quali assume rilievo nella sua connessione con gli altri, al fine di valutare la permeabilità della società a possibili tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata». Nel ricorso firmato dai legali di Gesenu in sostanza si contesta un eccesso di potere per difetto di istruttoria, il travisamento dei fatti, l’illogicità e l’irragionevolezza di un provvedimento che, questa la tesi della società, si basa su dati di fatto dai quali «non è possibile desumere alcun rischio di infiltrazioni». In più si sottolinea che «non c’è prova dell’attualità del rischio» infiltrazioni e che i dipendenti siciliani (nove) finiti nel mirino, erano stati ‘ereditati’ dalla vecchia gestione e che, visto il loro ruolo (non certo apicale) non potevano in alcun modo influire sull’operatività dell’azienda.

TUTTO SUL CASO GESENU

Misura preventiva Tutte osservazioni, giudica il Tar, non meritevoli di essere accolte. Come spiegano le toghe infatti l’interdittiva è una «misura preventiva» che «prescinde dall’accertamento di singole responsabilità penali, e si fonda su accertamenti sui quali la valutazione del prefetto «è espressione di ampia discrezionalità». Un provvedimento che può essere valutato dal Tar solo sotto il profilo della logicità e di eventuali vizi di potere (requisiti sui quali la magistratura non ha avuto nulla da obbiettare) e che «non deve necessariamente collegarsi ad accertamenti in sede penale». Il prefetto per firmarlo può infatti, vista la natura preventiva dell’atto, anche solo basarsi su «fattori sintomatici e indiziari». Certo, un singolo sospetto non basta dato che «servono comunque elementi di fatto specifici e idonei che siano sintomatici del rischio di collegamenti».

Non servono prove In sintesi, per l’interdittiva non servono prove di reati o un effettivo condizionamento mafioso. Bastano elementi che lo rendono possibile per far alzare, con «la massima anticipazione», le barriere a difesa degli «interessi pubblici primari». Ai fini del provvedimento poi non importa che i fatti sottolineati siano datati e, da parte di Gesenu, non è sufficiente aver promesso interventi o aver nominato, da parte della compagine privata, dei fiduciari. Questo perché «il rischio di infiltrazione non riguarda solo la gestione ma l’assetto proprietario». Infine i giudici, venendo a fatti più recenti, parlano di «indizi sintomatici» anche nei procedimenti in corso connessi alla Viterbo Ambiente e ai fatti, che coinvolgono amministratori e dirigenti di Gesenu, connessi alla discarica di Pietramelina. Qualche giorno dopo l’interdittiva, il prefetto ha anche commissariato Gesenu e altre società del gruppo, nominando commissari Gilberto Santucci, Donato Mario Pezzuto e Antonio Mancini. Il loro mandato scadrà a maggio e il compito affidatogli è quello di vigilare sulla «prosecuzione e il completamento dei contratti in corso».

Twitter @DanieleBovi

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