L'ingresso del Tar

di Daniele Bovi

Per Gesenu e le sue controllate sono i prossimi mesi quelli decisivi. Sull’azienda infatti pesa come un macigno l’interdittiva antimafia voluta dall’ormai ex prefetto di Perugia Antonella De Miro e proprio del ricorso contro il provvedimento, per la parte che riguarda Gesenu, mercoledì mattina si è discusso nel merito di fronte al Tar dell’Umbria dove in sostanza l’Avvocatura dello Stato e i legali dell’azienda (Damiano Lipani, Angelo e Paolo Clarizia e Michele Bromuri) hanno ribadito le proprie posizioni di fronte a spettatori molto interessati, come il nuovo amministratore delegato dell’azienda Dante De Paolis, il vicesindaco di Perugia con delega all’ambiente Urbano Barelli e i rappresentanti dei sindacati. Una vicenda complessa sulla quale il Tar, ascoltate le parti, non si dovrebbe esprimere in tempi brevi.

Solo indizi Al di là che il Tar decida o meno di confermare la bontà del provvedimento, per Gesenu potrebbe esserci anche un’altra possibilità di uscire dall’angolo: il mandato dei tre commissari nominati da De Miro per garantire la corretta esecuzione degli appalti in essere scade infatti a maggio, e a quel punto la prefettura (nel frattempo è arrivato in città il sostituto di De Miro, Raffaele Cannizzaro) potrebbe anche decidere di non proseguire con il commissariamento che, è bene ricordarlo, ha tolto all’azienda la possibilità di partecipare alle gare ponendole anche notevoli problemi sul fronte finanziario. «L’interdittiva – ha detto l’avvocato Clarizia – è un atto pazzesco, con il quale Gesenu rischia di morire». I legali hanno ricordato che si è parlato di permeabilità agli interessi mafiosi e di condizionamenti, ma che a loro avviso non ci sono prove ma solo indizi.

TUTTO SULL’INCHIESTA GESENU

L’udienza Ed è proprio questo uno dei passaggi chiave della mattinata. Sì, perché se la difesa parla di indizi («il provvedimento – dicono i legali – è preso non sulla base di elementi probatori certi ma perché non si può escludere il rischio di infiltrazione»), l’Avvocatura spiega che qui «non si sta parlando di una conclamata infiltrazione mafiosa; qui si deve valutare se vi è un pericolo di infiltrazione. Se avessimo delle prove, saremmo in sede penale». Tre i punti sulla quale la difesa si è concentrata: in primis ci sono i 29 operai siciliani e di questi, hanno ricordato i legali, alcuni hanno dei Daspo, altri hanno partecipato a manifestazioni di piazza e solo sette avrebbero condanne rilevanti ai fini dell’interdittiva: «E di questi – sottolinea la difesa – cinque hanno il contratto scaduto, uno era un pentito inserito dal Ministero in Gesenu, considerata azienda ‘pulita’, nell’ambito di un programma di reinserimento», e l’altro non era accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Elementi inequivoci Quanto alla situazione di Tirreno Ambiente, è stato ricordato che ha partecipato a un appalto come membro di un’Ati, «e gli era stato richiesto di partecipare proprio come società sana». Da ultimo si parla di Manlio Cerroni, socio privato di Gesenu che possiede il 45 per cento dell’azienda: «Ormai – ha detto Clarizia – è diventato una sorta di ‘ebola’»; come a dire, una specie di appestato. «Dobbiamo ricordare che un dipendente – ha ribattuto l’Avvocatura – doveva andare a lavorare e invece non ci andava, mentre magari continuava a fare i propri affari». Secondo l’Avvocatura «ci sono elementi inequivoci che parlano di una permeabilità della società che si accorgeva che questo soggetto non andava a lavorare. Questo elemento, oltre agli altri, porta a un risultato inequivocabile. C’è una commistione di reti e tessuti non trasparenti e una permeabilità alle istanze della criminalità organizzata».

Il 10 di nuovo in aula All’Avvocatura, che ha chiesto il respingimento del ricorso, i legali di Gesenu hanno ribattuto che si tratta di «un dipendente che in un territorio molto lontano dalla sede umbra non andava a lavoro. Per uno su mille, e non nel territorio umbro, si pone in pericolo la continuità aziendale». In attesa della sentenza, una data da segnare sul calendario è quella del 10 febbraio, quando al Tar si discuterà del ricorso presentato da Gest ed Ecoimpianti, partecipate di Gesenu.

Twitter @DanieleBovi

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