
di Maurizio Troccoli
Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile, indagato nell’ambito dell’inchiesta G8 in mano ai magistrati della procura di Perugia, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, ha chiesto di essere riascoltato ed ha consegnato una nuova testimonianza e circa cento pagine di documentazioni per provare ulteriormente la sua «innocenza».
Bertolaso: interrogatorio opportuno Il nuovo interrogatorio è stato considerato «opportuno» dallo stesso Bertolaso a seguito della chiusura delle indagini, poiché avendo letto i documenti dell’accusa ha potuto «produrre una serie di prove tese a testimoniare quanto siano infondate le accuse» a suo carico. Bertolaso è infatti accusato di danno erariale nei confronti dello Stato per avere favorito alcuni interessi privati creando così un danno per la pubblica amministrazione. Gli interessi privati che sarebbero stati favoriti sono quelli relativi alla «cricca» che faceva capo all’imprenditore romano Diego Anemone. Secondo l’accusa Guido Bertolaso affidava incarichi ed appalti per i grandi eventi ad «amici», in cambio di favori.
La casa di via Giulia Tra i favori la procura ha ipotizzato quelli relativi ad una abitazione, la casa di via Giulia pagata dal 2003 al 2007 – secondo l’accusa – dall’imprenditore Anemone, per un affitto di circa 1.500 euro mensili, di cui Bertolaso si sarebbe avvantaggiato. Viene contestato a Bertolaso anche un pagamento in contanti di 50 mila euro da parte di Anemone, relativo al 23 settembre del 2008, quindi prestazioni di natura sessuale da parte di una donna, Monica, all’interno del Salaria sport Village, a Roma.
Le dichiarazioni di Bertolaso «E’ il terzo interrogatorio al quale mi sottopongo – ha dichiarato l’ex capo della Protezione civile uscendo dalla procura -, abbiamo presentato una memoria molto concreta di fatti e non di congetture, basata su tutti gli atti che erano stati depositati al momento della chiusura delle indagini. Mi sembra che le carte e non Bertolaso parlino molto chiaro per quel che riguarda i ruoli, le responsabilità per il lavoro che è stato svolto e anche per smentire completamente tutte quelle che erano illazioni su case, massaggi e su altre attività di questo genere. Ho sottolineato di nuovo con i fatti che in trent’anni di onorata carriera ho sempre tutelato la pubblica amministrazione ed ho sempre lavorato al servizio del mio Paese. Credo che i magistrati abbiano tutti gli elementi per decidere serenamente e fare giustizia».
