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di Daniele Bovi

Niente ronde, giustizia fai da te o atti di eroismo: più semplicemente, occhi aperti e collaborazione. Da qualche settimana in Umbria, specialmente nelle zone messe nel mirino da bande di ladri, si sente parlare di «controllo del vicinato», uno strumento di prevenzione che da qualche giorno è stato adottato nell’area tra Panicale e Piegaro, dove nel frattempo i furti – complice il lavoro dei carabinieri – sono drasticamente calati. Ma che cos’è e come funziona questo «controllo» messo in pratica anche in diverse parti d’Italia? Protagonisti sono i residenti e la loro collaborazione con le forze dell’ordine, regolata da protocolli ai quali lavorano Comuni e Prefetture.

PD: «REGIONE SUPPORTI IL “CONTROLLO DI VICINATO”»

Come funziona Ai cittadini è sostanzialmente richiesto di alzare il livello di attenzione, ‘facendo sapere’ che la zona è controllata e rendendo così meno appetibili case e appartamenti. Dunque niente eroismi o ronde ma occhi aperti su situazioni anomale e informazione rapida, veloce e organizzata. Il flusso delle segnalazioni comunicate dai gruppi di vicinato viene raccolto da un «coordinatore», che poi provvederà a parlare con le forze di polizia segnalando solo le cose ritenute importanti; i diversi gruppi fanno attenzione a quello che avviene  nella loro area di competenze durante la vita di tutti i giorni, segnalando solo ciò che appare anomalo o in qualche modo sospetto.

Fattori di rischio Al centro c’è anche l’individuazione di alcuni «fattori di rischio ambientale» che possono favorire i furti, come scarsa illuminazione, accessi troppo vulnerabili o anziani soli. I compiti sono ben separati e tra questi non c’è certo quello di intervenire in caso di reati (fatti salvi ovviamente alcuni precisi casi previsti dalla legge), di fare indagini, di schedare le persone o intromettersi nella vita di altri. Nei casi di emergenza perciò bisogna semplicemente chiamare le forze dell’ordine. Tra gli obiettivi dei diversi protocolli adottati in giro per l’Italia c’è però anche quello di rinsaldare i legami dentro le diverse comunità, dal sostegno agli anziani soli al ritiro della posta in caso di assenza del vicino fino al controllo di case e appartamenti momentaneamente vuoti.

Gruppi WhatsApp Nel frattempo a Perugia c’è chi ha deciso di prendere carta e penna per scrivere un esposto indirizzato a questore, prefetto, carabinieri, polizia municipale, provinciale e stradale, al sindaco Andrea Romizi e alla presidente della Regione Donatella Tesei. A farlo è stato Luca Cagiola, residente dell’area tra Olmo e Fontana che, anche a nome dei vicini, segnala come da novembre le case di alcune vie «sono state prese di mira da malintenzionati che hanno tagliato più volte le reti di recinzione e, in alcuni casi, tentato di introdursi dentro le abitazioni stesse». I residenti hanno attivato una chat WhatsApp per scambiare informazioni e i diversi episodi sono stati segnalati con denunce e telefonate alle diversi centrali operative. «Tale situazione – scrivono – genera uno stato di profonda preoccupazione tra i residenti che, in apprensione, si vedono costretti a evitare di lasciare i propri figli in giardino e a rinunciare a uscire di casa al fine di proteggere se stessi e i propri cari». Da qui la richiesta di «disporre gli opportuni accertamenti, valutando la possibilità di intensificare i controlli in tali vie al fine di avere un deterrente per malintenzionati».

Twitter @DanieleBovi

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