di Maurizio Troccoli

Alle 6.08 di mercoledì mattina forte scossa a Ravenna di magnitudo 4,5. La scossa ha fatto tremare tutta la costa Romagnola ed ha ipocentro nel mare adriatico, ad una profondità di 25 chilometri.

Il nuovo terremoto è stato registrato ad oltre 100 chilometri dal raggio dei terremoti dell’Emilia e si tratterebbe – secondo quanto spiegato dal funzionario di sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Francesco Mele – di una faglia diversa da quella dell’Emilia, del 20 e del 29 maggio, nonostante la struttura geologica sia la stessa.

I volontari della Protezione Civile che in questi giori sono a lavoro per l’assistnza delle popolazioni emiliane colpite dal sisma, hanno avvertito la scossa di buon mattino. I volontari umbri, tra cui ci sono anche  tecnici  e rilevatori non hanno registrato «nessuna criticità», ha detto la sala operativa della Protezione Civile Umbria, a Umbria24. «Sono nelle tende – dicono dalla sala operativa – e le scosse si avvertono in maniera ridotta rispetto a quanto si registra in strutture in muratura». I nostri volontari sono in provincia di Modena, a Massa Finalese, nel comune di Finale Emilia e a San Prospero, il perimetro del terremoto emiliano che questa mattina ha tremato nuovamente, anche se in maniera contenuta rispetto alle scosse più significative dello sciame sismico emiliano.

La terra ha tremato anche al confine con l’Umbria, nelle Marche, ad Ancona, a Pesaro e ovviamente a Ravenna. A Pesaro ci sono testimonianze di persone, come trasmesso da TgCom24, che raccontano di armadi che si sono aperti e spostati e di letti che hanno tremato. Molte le segnalazioni in quell’area giunte ai vigili del fuoco per la richiesta di interventi. A Pesaro sarebbero caduti calcinacci da un palazzo storico nel centro della città. Secondo una prima analisi dei sismologi anche questo terremoto è legato all’attività del margine settentrionale dell’Appennino, sepolta sotto la Pianura Padana. «E’ stato generato – spiega Mele – dalla struttura di Malalbergo-Ravenna, che costituisce l’estremità più orientale dell’arco di Ferrara», ovvero la stessa geologia che è all’origine del terremoto di Modena e Ferrara.

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