di D.B.
Dopo l’ordinanza del sindaco di Foligno Nando Mismetti e i rilievi effettuati dall’Arpa, intorno ai pozzi inquinati di Foligno si muove il Corpo forestale dello Stato. Gli agenti del comando folignate hanno infatti provveduto a sequestrare impianti e strutture di un’azienda chimica nella zona di Sant’Eraclio che produce e commercializza vernici e solventi. I reati contestati al titolare della ditta sono il deposito incontrollato di rifiuti pericolosi nonché emissioni in atmosfera non autorizzate. Oltre all’impianto, secondo quanto reso noto dagli agenti, sono state sequestrate 25 cisterne interrate da 15 tonnellate ognuna, utilizzate per il deposito di sostanze pericolose tra cui 16.900 litri di percloroetilene. In più sono stati sequestrati altri rifiuti di vario genere come miscele di sostanze pericolose e i fusti che le contenevano nonché imballaggi.
La scoperta Quello dell’inquinamento delle falde acquifere è un problema ben conosciuto a Foligno ma che negli ultimi mesi si è aggravato: nel gennaio scorso infatti viene scoperta una nuova area inquinata con valori di tetracloroetilene anche cento volte superiori alla soglia di contaminazione. In un’area più circoscritta, invece, si erano registrati valori di tetracloroetilene e tricloroetilene al di sopra della soglia di potabilità. Ad essere coinvolta è, in primis, la zona che da San Giovanni Profiamma si allunga fino alla periferia nord della città, comprendendo l’area artigianale de La Paciana. La seconda area è quella ad est del centro storico, nella zona di via Montegrappa. In questa direzione il flusso però si divide in due direttrici che parallelamente attraverso la parte sud della città per poi virare e proseguire verso nord-ovest fino a raggiungere e superare i confini comunali. Inevitabile l’ordinanza di Mismetti che vieta l’uso dell’acqua.
L’indagine dell’Arpa Il giorno di San Valentino escono poi i risultati dell’indagine dell’Arpa, la quale ha passato al setaccio dal novembre 2010 72 chilometri quadrati, che disegna uno scenario fatto di più di 30 chilometri quadrati in cui si registra una contaminazione di tetracloroetilene ampiamente oltre i limiti di legge. In altri sei chilometri quadrati le concentrazioni superano invece i parametri massimi fissati per il consumo umano. Nella sua relazione l’Arpa lancia il sospetto sulle aziende della zona: la presenza di quei composti infatti, secondo l’Agenzia, sarebbe riconducibile «a varie sorgenti di contaminazione, per lo più ubicate nella parte occidentale dell’area urbana, dove storicamente hanno operati una pluralità di attività antropiche». In parole povere significa che i vari siti produttivi e industriali che per decenni hanno insistito in quest’area «hanno fatto o possono aver fatto uso di tali sostanze per vari decenni. L’ampiezza della diffusione – prosegue la relazione – non lascia infatti adito a incertezze nel riferire l’inizio della contaminazione ad un periodo ormai molto datato».
Gli accertamenti Sospetti ora avvalorati dall’operazione del Corpo forestale dello Stato. Il sequestro nasce infatti dalla scoperta della contaminazione della falda acquifera della zona. Da lì sono scattati gli accertamenti che hanno permesso di individuare le aziende che nella zona utilizzano quelle sostanze e che quindi potrebbero aver provocato lo sversamento di veleni nel sottosuolo. Ora, dopo il sequestro, proseguiranno gli accertamenti dei reparti specializzati del Corpo forestale.

