di Chiara Fabrizi e Maurizio Troccoli
Contratti di lavoro domestici fittizi per rinnovare il permesso di soggiorno a cittadini stranieri a volte pregiudicati, fargli incassare l’indennità di disoccupazione o assicurargli il ricongiungimento coi familiari. Oltre duemila le pratiche istruite nell’ultimo anno da un’agenzia di Foligno che agli immigrati chiedeva tra gli 800 e 1.500 euro, di cui una cifra compresa tra 150 e 200 euro veniva versata ai finti datori di lavoro, ossia persone in grave difficoltà economica che per rastrellare qualche soldo si prestavano ad assumere personale soltanto sulla carta. Il meccanismo ha anche causato un danno erariale attualmente stimato intorno al milione di euro, ma è probabile che le indennità di disoccupazione illegittimamente percepite ammontino a una cifra ben superiore.
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Open doors: 31 ordinanze cautelari Questa l’operazione Open doors a cui per oltre un anno hanno lavorato gli uomini del commissariato di Foligno e i carabinieri del nucleo dell’Ispettorato del lavoro che nella notte tra martedì e mercoledì hanno eseguito 31 ordinanze cautelari, accompagnando in carcere cinque persone con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dell’Inps, alla contraffazione di documenti di lavoro e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In cella è finita la titolare dell’agenzia, una quarantaduenne originaria di Lecce ma da anni residente a Foligno, S.L. le sue iniziali; un trentataduenne originario di Palermo e un quarantatrenne di Matera, V.M.V. e S.F. le loro iniziali; ma anche un tunisino di 31 anni e un albanese di 37, L.A. e J.I. le loro iniziali.
Cinque in carcere per associazione a delinquere Ai cinque in carcere, considerati i vertici della presunta organizzazione criminale, si affiancano nove procacciatori di affari tutti italiani, tra di loro una folignate di 67 anni, un eugubino di 54 anni e un trevano di 48 anni, ma anche 17 datori di lavoro fittizi tra cui cinque folignati, una donna di nazionalità rumena e uomini e donne originari di diverse zona d’Italia ma comunque orbitanti in Umbria. Per loro il procuratore capo di Spoleto, Alessandro Cannevale, e il sostituto Gennaro Iannarone, hanno richiesto nove arresti domiciliari e 17 misure di obbligo di dimora, tutte firmate dal gip del tribunale di Spoleto, Augusto Fornaci. Le ordinanze sono state eseguite nella notte da un centinaio di uomini al lavoro, diretti dal vicequestore aggiunto Bruno Antonini e dal luogotenenete Angelo Borsellini, presenti in conferenza stampa insieme al tenente colonnello Speranza e al direttore della Direzione territoriale del lavoro (Dtl, ossia ex Ispettorato del lavoro), il dottor Sabatino Chelli.
Anziano con undici badanti Ed è proprio dalle segnalazioni della Dtl ma pure da quelle formalizzate dallo sportello unico per l’immigrazione della prefettura di Perugia che hanno preso il via le indagini intorno alla presunta organizzazione criminale che, considerando le duemila pratiche fin qui istruite e relativi costi accertati nell’ambito delle indagini, avrebbe prodotto un volume d’affari stimato in almeno 1,6 milioni di euro, ma la cifra potrebbe essere ben più consistente. Tra i casi eclatanti emersi tra le pieghe delle indagini figura quello di un uomo ospitato in una struttura caritatevole ma che aveva assunto ben undici badanti senza averli mai incontrati né conoscerne il nome. Singolare anche il caso di un ventenne che aveva come colf un ottantenne sempre straniero.
Perquisizioni e sequestri Ma non è escluso che altri clamorosi casi possano essere scoperti nelle prossime ore. All’alba di mercoledì, infatti, sono scattate anche una raffica di perquisizioni nella sede dell’agenzia di Foligno, in zona centralissima, e nelle abitazioni dei soggetti coinvolti, in un caso si è operato anche fuori regione, ossia a Milano. Massiccia la mole di documenti sequestrata da poliziotti e carabinieri che, alla procura hanno già consegnato un’informativa di 15 mila pagine, delineando dettagliatamente il modus operandi dell’agenzia, a cui si rivolgevano soprattutto immigrati magrebini e albanesi.
Danno erariale all’Inps Questi pagavano una somma compresa tra 800 e 1.500 euro per essere assunti da persone indigenti così da ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, il ricongiungimento di mogli, mariti e figli che necessita di reddito per ricevere il nulla osta, ma pure le indennità di disoccupazione. Ed è qui che si consuma anche il danno erariale, precisamente alla casse dell’Inps, che gli inquirenti stimano prudenzialmente intorno al milione di euro. Ma le indagini vanno avanti.
Twitter @chilodice e @MauriTroccoli
