di Chia.Fa.
Più di trenta chilometri quadrati in cui si registra una contaminazione di tetracloroetilene (Pce) ampiamente oltre i limiti di legge. E in più di sei chilometri concentrazioni di tetracloroetilene e tricloroetilene che superano i parametri fissati per il consumo umano. Sono questi i risultati clamorosi dell’indagine dell’Arpa che, dal novembre 2010, ha passato al setaccio circa 72 chilometri quadrati tra i Comuni di Foligno, Cannara e Bevagna.
Inquinato «l’acquifero freatico» La relazione tecnica dell’Agenzia per l’ambiente parla di «una vasta contaminazione da composto organo-alogenati delle acque sotterranee». Ad essere particolarmente inquinato è l’acquifero freatico dell’area urbana di Foligno, ma anche l’acquifero artesiano di Cannara. Ma da dove vengono le significative quantità di tetracloroetileme e tricloroetilene? La questione è sensibile. Da tempo Foligno e dintorni sono alle presi con livelli di contaminazioni che, negli ultimi rilievi, risultavano anche cento volte superiori al limite previsto dalla legge. Numeri allarmanti che non più di un mese fa hanno spinto il sindaco Mismetti a firmare un’ordinanza ad hoc che proibiva il consumo irriguo per una vasta zona e quello umano per un’area più ridotta. Ma da dove vengono le significative quantità di tetracloroetileme e tricloroetilene rilevate nell’acqua?
Colpa delle vecchie attività produttive? Secondo quando specificato nella relazione dell’Arpa, la presenza di questi composti sarebbe riconducibile «a varie sorgenti di contaminazione, per lo più ubicate nella parte occidentale dell’area urbana, dove storicamente hanno operati una pluralità di attività antropiche». Per intendersi l’area di riferimento è quella che va dall’ex colorificio Mariotti fino all’ex Umbria Cuscinetti. In parole povere significa che i vari siti produttivi e industriali che per decenni hanno insistito in quest’area «hanno fatto o possono aver fatto uso di tali sostanze per vari decenni. L’ampiezza della diffusione – prosegue la relazione – non lascia infatti adito a incertezze nel riferire l’inizio della contaminazione ad un periodo ormai molto datato».
Le zone La contaminazione si sviluppa nella parte centro-meridionale dell’area urbana di Foligno e progredisce verso nord-ovest secondo una direzione parallela all’asse della valle alluvionale. Nel percorso di propagazione – secondo le indagini dell’Arpa – la contaminazione interessa varie captazioni di acque sotterranee distribuite mediante pubblico acquedotto, in particolare pozzi S.Pietro 1 e 2, il pozzo Montarone-Gorghe e il pozzo Cantone. Tuttavia, tranne che al pozzo Cantone, dove gia’ dal 2008 erano stati superati i limiti, le concentrazioni rilevate alle altre captazioni risultano ben inferiori al limite di potabilità previsto dalla legge. La contaminazione risulta tracciabile verso Nord fino al Campo Pozzi Bettona dove, ai primi di ottobre del 2011, l’Arpa ha rilevato la contaminazione di un solo pozzo, in concentrazioni ben inferiori a quella limite.

