di Chiara Fabrizi

Accusato di aver inviato dal carcere otto lettere intimidatorie a un collaboratore di giustizia della Procura di Perugia arrestato nel marzo 2023 in zona traforo del Fréjus con 35 kg di cocaina ed eroina purissime. Ordinanza cautelare in carcere per due fratelli di Casal di Principe, uno dei quali era già in cella, mentre l’altro era a piede libero e avrebbe contribuito alla consegna delle missive. Per loro l’accusa è di induzione a non rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria o a renderle errate con l’aggravante mafiosa.

Il provvedimento è del gip del tribunale di Napoli, ma arriva all’esito di un’indagine dei carabinieri di Perugia che, coordinati dalla Procura di Perugia, stavano scoperchiando un’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. In questo ambito, nel marzo del 2023, è avvenuto il maxi sequestro di 35 kg di eroina e cocaina e l’arresto in flagranza di un trafficante, che successivamente aveva deciso di collaborare con la Procura di Perugia, iniziando a fornire una serie di informazioni sui casalesi e l’importazione di droga dall’Olanda all’Italia.

Delle indagini in corso si è avuta notizia una paio di settimane fa con la relazione del procuratore generale della Corte d’Appello di Perugia Sergio Sottani che, in vista dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha fornito alcuni elementi in relazione al fascicolo per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga e spaccio continuato, avviato a seguito di indagini svolte nei confronti di tunisini che spacciavano eroina a Perugia.

Dopo aver individuato i fornitori, questa l’indagine, i carabinieri di Perugia hanno effettuato intercettazioni ambientali, scoprendo un’abitazione in uso a nigeriani, utilizzata come deposito e luogo di smistamento. La droga, ha spiegato Sottani nella relazione, veniva trasportata dall’estero all’interno di pneumatici e consegnata nell’abitazione in cui arrivavano gli acquirenti, molti dei quali da altre regioni.

Nel corso dell’attività di indagine sono stati arrestati diversi corrieri e sequestrati ingenti quantitativi di droga. In particolare, nel marzo 2023 al confine tra Italia e Francia è stato preso il corriere napoletano con 35 chili di eroina e cocaina considerata destinata alla piazza di Perugia: la droga era purissima, tanto che il valore commerciale è stato stimato in oltre un milione di euro. Nello stesso mese a Perugia sono stati arrestati altri due corrieri della droga, in questo caso di origine portoghese, trovati con 10 chili di eroina e 1,1 kg di cocaina, oltre a vari acquirenti fermati in flagranza con quantitativi rilevanti di droga.

A partire dall’ottobre 2023 il corriere napoletano preso al traforo del Frejus coi 35 kg nascosti nel ruotino di scorta ha iniziato a collaborare, rendendo vari interrogatori in cui ha ricostruito 12 viaggi con cui ha importato droga dall’Olanda e indicando i soggetti per conto dei quali operava: l’uomo in sette viaggi ha importato ogni volta oltre dieci chili, mentre per i restanti cinque viaggi il quantitativo trasportato superava i venti chili.

Le dichiarazioni del collaboratore avrebbero permesso agli inquirenti di arrivare a un esponente apicale del clan camorristico dei Casalesi, che si occupava di gestire il trasporto della droga e il suo smistamento in varie città italiane. Nell’aprile 2024 è stata, quindi, data esecuzione a una misura cautelare nei confronti di cittadini nigeriani e italiani coinvolti nel vasto traffico di droga e pure molti di loro hanno iniziato a collaborare, ammettendo le loro responsabilità e indicando i gestori del traffico operanti in Olanda.

Da qui i movimenti dei due fratelli casalesi oggi destinatari del provvedimento di custodia cautelare in carcere. L’esponente di spicco del clan, finito in carcere a seguito delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, tra maggio 2024 e giugno 2025 ha cominciato a scrivere una serie di lettere intimidatorie, precisamente otto, al collaboratore di giustizia. Nonostante il presunto camorrista fosse in carcere, secondo la Procura di Napoli, sarebbe riuscito a recapitarle al pentito con l’aiuto del fratello fino a oggi a piede libero. Le lettere manoscritte e dattiloscritte avevano lo scopo evidente, per gli inquirenti, a silenziare il collaboratore di giustizia o comunque a non riferire più informazioni che potessero comprometterlo ulteriormente nell’indagine della Procura di Perugia per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Da qui l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Napoli sia per il casalese che era già in cella che per suo fratello, portato dietro le sbarre nelle ultime ore.

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