Il carcere di Terni

di F.T.

Laura Livi è morta dissanguata, uccisa da due fendenti – sferrati con un coltello da cucina lungo almeno 20 centimetri – che l’hanno raggiunta al fegato. Lo shock emorragico non le ha lasciato scampo: quando mercoledì notte i carabinieri e gli operatori del 118 sono entrati nell’abitazione di via Gramsci 22, si sono trovati davanti una scena terribile. La donna, 36 anni appena, era riversa a terra in cucina, in un lago di sangue, ormai senza vita e con addosso già i primi segni del rigor mortis.

IL PALAZZO DELLA TRAGEDIA: FOTO

L’autopsia La conferma di quello che si era già intuito sul luogo del delitto, con la prima ispezione esterna della salma, è arrivata dall’autopsia eseguita giovedì mattina dal dottor Luigi Carlini, il medico legale incaricato dal sostituto procuratore Camilla Coraggio. La salma della donna, madre di due bimbe di 2 e 7 anni, venerdì mattina verrà messa a disposizione dei familiari che potranno così attivare le procedure per il rito funebre.

L’interrogatorio Sempre giovedì mattina, all’interno del carcere di vocabolo Sabbione, si è tenuto l’interrogatorio di garanzia del marito-omicida, il 66enne Franco Sorgenti, pensionato ed ex dipendente Ast. Successivamente il gip Simona Tordelli ha disposto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere per l’uomo, difeso dagli avvocati Enrico De Luca e Francesca Abbati. Durante l’interrogatorio, Franco Sorgenti avrebbe sostanzialmente confermato quanto già ammesso agli inquirenti nelle ore immediatamente successive il delitto.

Dissapori In particolare l’omicida avrebbe ripercorso i giorni precedenti la tragedia, parlando di piccole tensioni e litigi tipici di una coppia in crisi e, probabilmente, destinata alla separazione. Sembra infatti che i due stessero discutendo da qualche giorno sul da farsi, delle modalità con cui porre fine alla relazione che andava avanti da anni, iniziata quando Laura era poco più che adolescente e che aveva portato alla nascita delle due creature, ora senza più una madre.

L’ultima lite Davanti al giudice, in carcere, Franco Sorgenti – apparso turbato e implorante – ha ripercorso i gli attimi precedenti l’atroce violenza. Tutto sarebbe iniziato da un diverbio condito da qualche parola di troppo, sfociato nel giro di qualche minuto nel corpo a corpo fatale. Laura sarebbe stata aggredita e spintonata e avrebbe cercato di difendersi mordendo il marito ad una mano. A quel punto Franco Sorgenti l’ha spinta a terra, lui sopra di lei, ha aperto un cassetto della cucina e ha estratto il coltello, lungo e affilato. Una decina i colpi sferrati all’addome, due quelli fatali.

Confessione Il resto sta nella decisione di consegnarsi direttamente in carcere, non prima però di chiudere a chiave la stanza dove le due figlie stavano dormendo, per evitare che potessero imbattersi in tanta atrocità. Al giudice Franco Sorgenti avrebbe anche detto che Laura, qualche giorno prima, gli aveva rivelato di essere interessata ad un’altra persona. Un aspetto che non trova, al momento, altri riscontri al di fuori delle parole dell’omicida e che potrebbe avere un peso rispetto al movente ipotizzato dagli inquirenti.

I legali Stringato il commento dell’avvocato Enrico De Luca che difende l’omicida insieme alla collega Francesca Abbati: «Nell’interrogatorio di garanzia – spiega – Franco Sorgenti ha confermato sostanzialmente le dichiarazioni rese al pm dopo l’omicidio. Da parte nostra stiamo cercando di valutare fino in fondo la compatibilità delle dichiarazioni rese, con quanto accertato sulla scena del crimine. Anche in relazione al movente legato ad un gesto così atroce».

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