Due imprenditori edili e un consulente del lavoro di origine calabrese, ma da anni residenti a Perugia e dintorni, sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta del sostituto procuratore Manuela Comodi che ha chiesto al gip Margherita Amodeo e, ha ottenuto, dieci misure cautelari: alle due persone in carcere e l’altra ai domiciliare si sommano altre sette persone per le quali è scattato l’obbligo di firma. Complessivamente, però, sono 90 gli indagati nei due filoni di inchiesta scaturiti dall’approfondimento patrimoniale a carico di uno dei due imprenditori edili calabresi arrestato e già coinvolto in Quarto passo, al pari dell’altro costruttore in manette. La Procura di Perugia contesta a vario titolo  il trasferimento fraudolento di valori, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, autoriciclaggio, ricettazione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con lo stesso provvedimento del gip si è proceduto al sequestro preventivo finalizzato alla confisca di un complesso residenziale di recente costruzione che si trova in zona Ponte della Pietra (Perugia), ma anche al capitale sociale e al compendio aziendale di sei imprese, più autovetture, tra cui una Porsche Cayenne, e disponibilità finanziarie. I beni su cui sono stati apposti i sigilli supera quota un milione di euro.

Tre arresti Il primo filone di indagine riguarda diversi casi di intestazioni fittizie di quote societarie e immobili, un giro di fatture per operazioni inesistenti e il reimpiego dei relativi proventi illeciti, tutti in capo a soggetti già gravati da precedenti penali o di polizia per associazione mafiosa o destinatari di misure di prevenzione. Durante l’attività investigativa, quando si è approfondita la posizione del consulente del lavoro calabrese, sono emersi anche casi di indebita percezione di contributi pubblici per circa 30 mila euro erogati dallo Stato per contenere l’impatto economico del covid, ma anche episodi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, organizzati per far ottenere il permesso di soggiorno a cittadini extracomunitari attraverso finti rapporti di lavoro per colf, badanti e braccianti agricoli. Ed è questo il secondo filone di inchiesta

Serbatoi di manodopera L’indagine nasce nel 2020 da approfondimenti di natura patrimoniale nei confronti di un imprenditore edile calabrese, ma da anni residente in provincia di Perugia, tanto da essere coinvolto nell’inchiesta Quarto Passo e a carico del quale nelle ultime ore sono scattati i domiciliari. L’uomo, già sottoposto alla sorveglianza speciale, perché considerato affiliato alla cosca della ‘ndrangheta Farao-Marincola, avrebbe intestato fittiziamente al figlio e al cognato la titolarità di una nuova azienda edile così da eludere l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali e agevolare il riciclaggio di proventi illeciti. Nei fatti, secondo gli investigatori, era l’imprenditore calabrese a gestire l’azienda. Dagli accertamenti, comunque, è emerso che le sue aziende operavano come “serbatoi” di manodopera, illecitamente somministrata a terzi, attraverso la stipula di contratti di appalto ritenuti di natura fraudolenta.

Azienda perugina del calcestruzzo Come accertato, infatti, anche dai funzionari Inps, il personale assunto dagli appaltatori era stabilmente alle dipendenze del committente, ovvero una storica società perugina attiva nel settore dei prodotti in calcestruzzo, coi due amministratori della srl che risultano indagati a piede libero. Loro, secondo la Procura di Perugia, dettavano le direttive, elaboravano i piani di lavoro e ne definivano le concrete modalità di esecuzione, esercitando poteri assoluti di controllo ed esautorando di fatto gli appaltatori da ogni autonomia organizzativa, riducendosi, quest’ultima, alle funzioni di mera gestione amministrativa dei rapporti di lavoro, senza assunzione del rischio d’impresa.

Consulente del lavoro in carcere Tali elementi sono stati considerati tutti indici rivelatori della non genuinità dei contratti di appalto e della esternalizzazione di fasi o cicli del processo produttivo. Di conseguenza, le fatture relative ai contratti sono state ritenute giuridicamente inesistenti. Al centro dell’indagine c’è anche il consulente del lavoro di origine calabrese ma residente nel territorio e ora in carcere che, secondo l’accusa, metteva a disposizione le proprie competenze professionali per la realizzazione del sistema fraudolento di fatture false, adoperandosi anche a favore di numerosi pregiudicati per consentirgli il raggiungimento di indebiti benefici, attraverso la perpetrazione di vari reati.

Secondo filone: favoreggiamento immigrazione clandestina Il professionista, è la ricostruzione degli investigatori, assisteva con la propria attività diversi pregiudicati con prestazioni illecite. Da qui è emerso il filone del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con il consulente che sfruttava una legge dello Stato per la regolarizzazione di badanti e colf al fine di far ottenere il permesso di soggiorno a cittadini extracomunitari con l’aiuto di altri indagati che procacciavano falsi contratti di lavoro. Una quarantina sarebbero gli stranieri che hanno tentato di beneficiare della sanatoria, che ha comunque un iter lungo, ora interrotto dall’intervento dell’autorità giudiziaria.

Chi sono gli altri indagati  Tra i “beneficiari” di queste illecite prestazioni professionali offerte dal consulente del lavoro ci sono un uomo già condannato in via definitiva per associazione mafiosa, in quanto considerato affiliato al clan camorristico dei Casalesi, un pugliese responsabile anche della ricettazione di orologi contraffatti, e un pregiudicato di etnia rom di Bastia Umbra (PG) che dietro compenso avrebbe favorito l’ingresso illegale nel territorio italiano di numerosi soggetti extracomunitari, procurando loro fittizi rapporti di lavoro. In questo ulteriore filone, risultano coinvolti anche una cittadina cinese e quattro soggetti residenti a Perugia e nei comuni limitrofi, nonché una persona originaria dello Sri Lanka, residente a Gualdo Cattaneo

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