di Daniele Bovi
Per il momento tre, ma è più che probabile che gli altri nomi verranno aggiunti nei prossimi mesi. La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria ha fissato la data della prima udienza per quanto riguarda il caso delle spese dei gruppi del consiglio regionale. Parallelamente al procedimento penale infatti (le prime udienze preliminari inizieranno nel corso dell’inverno) corre quello di fronte alla magistratura contabile, che discuterà i casi di Franco Zaffini, Fiammetta Modena e Roberto Carpinelli il prossimo 10 ottobre. Tutte le spese sono relative agli anni 2011 e 2012 e le cifre contestate dalla procura regionale della magistratura contabile ammontano a diverse decine di migliaia di euro: 30 mila circa, a testa, per quanto riguarda i soli Zaffini e Carpinelli.
CASO ORLANDI-PIOPPO, BATTAGLIA IN CORTE DEI CONTI
I casi Zaffini e Modena, difesi rispettivamente da Antonio D’Acunto e Franco Libori, nel marzo scorso sono stati eletti senatori rispettivamente tra le fila di Fdi e Fi, mentre Carpinelli non siede più a Palazzo Cesaroni dal 2015. Per quanto riguarda l’ex consigliere (transitato negli anni dal Pdci al Psi fino al gruppo «Catiuscia Marini presidente»), si tratta del secondo procedimento, che stavolta si concentra sulle spese del 2012. Per quelle del 2011 infatti la Corte nel novembre scorso ha già emesso una sentenza di condanna per oltre 20 mila euro: «In base agli atti che ci ha consegnato la procura regionale della magistratura contabile – spiega a Umbria24 l’avvocato Laura Modena, che difende Carpinelli – la nostra difesa sarà prettamente procedurale. Di sicuro risulta che nel 2012 la Sezione di controllo ha verificato queste spese senza rilevare nulla di illecito e senza inviare alcuna segnalazione a procura e guardia di finanza. Inoltre va detto per quanto riguarda le spese del 2011 la Corte, nella sentenza che noi abbiamo appellato, ha escluso ogni ipotesi di dolo».
Zaffini «Una vicenda incomprensibile. Per quanto mi riguarda – spiega Zaffini – ritengo di aver operato sempre in linea con le disposizioni del regolamento, delle leggi regionali e delle disposizioni verbali dei dirigenti; cose fatte presenti nelle nostre considerazioni. Io sono stato sempre quello che ha fatto le pulci all’azione politico-amministrativa della maggioranza, e a maggior ragione ho messo il maggior scrupolo possibile per rimanere nel seminato. Sono tranquillo e fiducioso per quanto riguarda il percorso di fronte alla magistratura ordinaria e a quella contabile».
L’inchiesta Sul fronte penale c’è l’inchiesta condotta dalla procura della Repubblica di Perugia che riguarda alcuni anni della passata legislatura. Alla fine del marzo scorso sono stati consegnati sette avvisi di conclusione delle indagini preliminari agli ex consiglieri del fu Pdl, ovvero Raffaele Nevi, Alfredo De Sio, Rocco Valentino, Maria Rosi, Massimo Mantovani e Andrea Lignani Marchesani). L’intero gruppo è stato inquisito per le spese effettuate per fini istituzionali ma rendicontate «in modalità tale da non poter effettuare alcuna verifica»; sotto la lente del pm Abbritti pranzi e cene ma anche caffè e aperitivi al bar e rimborsi chilometrici per un totale di oltre 82 mila euro. Altri avvisi di conclusione delle indagini preliminari avevano già raggiunto, oltre ai già citati, anche Sandra Monacelli (all’epoca Udc), i socialisti Silvano Rometti e Massimo Buconi, il leghista Cirignoni e alcuni pd, tra i quali Renato Locchi e Fausto Galanello. Nomi per i quali, con tutta probabilità, si aprirà il percorso anche di fronte alla magistratura contabile.
Le carenze Di sicuro la sentenza Carpinelli ha messo in evidenza in modo chiaro come la metodologia di rendicontazione allora in vigore e l’intero sistema facessero acqua. Le rendicontazioni di alcuni anni infatti sono state sottolineate in molti casi con la matita blu dalla Corte dei conti. A metà del 2013, in una lunga relazione della Sezione di controllo, sono state segnalate cifre impossibili da verificare, significative differenze tra dichiarazioni e scontrini, rendicontazioni scritte male e mancati controlli. Poi, dopo lo scambio di documenti tra il consiglio regionale e la Corte, quest’ultima giudicando i conti «parzialmente irregolari» assestò anche una dura stoccata a chi avrebbe dovuto essere ben più vigile: «Chi non ha controllato – scrisse la magistratura contabile – ritiene anche di aver fatto bene».
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