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mercoledì 26 gennaio - Aggiornato alle 19:49

«Essere gay è una brutta malattia»: condannato il prof che offese lo studente durante la lezione

L’episodio in una scuola di Assisi. Nove mesi di pena e multa salata al docente

di Enzo Beretta

«L’omosessualità è una brutta malattia e tu ne sai qualcosa, vero?»: un professore spoletino è stato condannato a nove mesi (pena sospesa) e al risarcimento di 1.500 euro per aver pronunciato questa frase a un suo alunno, nel 2014, in una scuola superiore di Assisi. Lo studente – stando alla ricostruzione – oltre ad essere insultato sarebbe stato anche aggredito con calci e pugni. L’episodio è avvenuto l’11 novembre 2014 nell’Istituto alberghiero: l’insegnante, 50 anni, viene accusato dalla Procura della Repubblica del reato di abuso d’ufficio e lesioni aggravate.

Abuso di potere Stando a quanto ricostruito nelle carte dell’accusa il docente, «nello svolgimento del proprio servizio, ha abusato dei propri poteri e in violazione di leggi e regolamenti ha arrecato un danno ingiusto all’alunno». In particolare – è stato ricostruito nel corso delle indagini – «alla presenza dei compagni di classe, durante una lezione, per biasimare il contegno sconveniente dell’alunno, alludeva alla sua presunta omosessualità con espressioni del tipo ‘l’omosessualità è una brutta malattia… ne sai qualcosa tu (omissis)». In questa maniera «ne ha leso l’onore e il decoro, provocando la reazione del ragazzo che faceva analoga allusione nei confronti del professore con espressioni del tipo ‘Ci credo, da quando ho visto lei’».

La stretta al collo Nel capo di imputazione si legge che «improvvisamente il professore si avvicinava al giovane e lo percuoteva, dapprima colpendolo con due calci alla gamba destra, poi con due pugni alla spalla e infine lo afferrava per il collo fino a fargli mancare il respiro, procurandogli ecchimosi alla gamba giudicate guaribili in cinque giorni». L’aggravante contestata all’insegnante è «per aver commesso i fatti di ingiurie, percosse e lesioni con abuso dei poteri e in violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione esercitata, approfittando di circostanze di persona tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, in particolare dell’evidente inferiorità psichica della vittima, in ragione della minore età, sia del ruolo di insegnante».

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