di Enzo Beretta 

È arrivata la condanna per il 18enne di Perugia finito sotto processo con l’accusa di stalking ai danni di una coetanea e della madre della giovane. Il giudice Margherita Amodeo, al termine di una camera di consiglio durata circa due ore, lo ha riconosciuto colpevole e lo ha condannato a 3 anni, 2 mesi e 20 giorni di carcere, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Patrizia Mattei che aveva sollecitato una pena superiore ai 4 anni. All’imputato è stata data la libertà vigilata con ordine di cura al Centro salute mentale. 

Abbreviato Il processo si è celebrato con rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica. L’imputato (difeso dall’avvocato Francesca Pieri) era accusato di aver messo in atto una lunga serie di atti persecutori tra il 2023 e il 2024: quasi 18mila messaggi inviati a un’amica della ragazza di cui si era infatuato, contenenti minacce, frasi inquietanti e intenzioni violente. «Prima o poi la rapisco e nessuno la rivedrà più, soltanto io, perché è giusto così», scriveva in uno dei messaggi. In un altro: «Adesso tipo non me dovrebbe mai capità davanti, sennò rischierebbe il rapimento». E ancora: «Finché non mi arrestano non so felice», «Me la porto via», «Sta ragazza è diventata un’ossessione».

«Perdurante stato di ansia» L’oggetto delle sue attenzioni era la fidanzata di un suo ex compagno di scuola, che ha vissuto – come ricostruito dalla Procura – un «perdurante stato di ansia e di timore per la propria incolumità», al punto da modificare abitudini e limitare gli spostamenti. Ma non solo la giovane: anche la madre è stata «seguita, controllata, fotografata in auto» e tenuta d’occhio in più punti della città, nonostante fosse già stato disposto un divieto di avvicinamento a 500 metri dai luoghi frequentati dalle persone offese.

Braccialetto elettronico La gravità delle condotte e la loro reiterazione avevano portato il giudice, nella fase cautelare, a disporre anche l’applicazione del braccialetto elettronico. Nel corso del processo, l’avvocato Giuliana Astarita, in rappresentanza della parte civile, ha richiesto un risarcimento di 80 mila euro, ma il giudice ha stabilito che la somma verrà eventualmente liquidata in separata sede civile.

Le parole della madre «E’ stato un vero incubo e credo che la sentenza di oggi un po’ ci renda giustizia – dice la madre -. Tutto ciò che ha vissuto mia figlia non è giusto a 20 anni, così come non lo è a nessuna età: messaggi, appostamenti sotto casa, minacce, atti persecutori continui che ti portano a doverti guardare le spalle e a non poter più uscire da sola. Anche col braccialetto elettronico la situazione non è migliorata, anzi abbiamo vissuto in costante allerta col dispositivo che suonava di giorno e di notte e la polizia che la chiamava o la raggiungeva perché lui era vicino. A un certo punto era ovunque, sotto casa, sotto il mio ufficio, persino al distributore dove facevo regolarmente rifornimento. Ciò che mi sento di dire è di fidarsi della giustizia e delle forze dell’ordine – prosegue la donna – e di denunciare sempre perché di fronte a tali situazioni si è impotenti e non se ne esce da sole.
E ancora che non sempre si tratta di ex. Nel caso di mia figlia si è trattato di un compagno di scuola che ha scambiato la sua gentilezza ed empatia in chissà cosa, il che ha scatenato in lui una vera e propria ossessione nei suoi confronti. Ringrazio il nostro avvocato Giuliana Astarita perché ci è stata vicina non solo professionalmente, ma anche umanamente, cosa non scontata e, in queste circostanze, di gran lunga la più importante».

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