Due ergastoli e 120 anni di carcere. Sono queste le richieste di condanna avanzate dalla procura di Perugia nei confronti di sei imputati processati con rito abbreviato tredici anni dopo l’omicidio del muratore calabrese Roberto Provenzano. Per il delitto, avvenuto il 28 maggio 2005 in un appartamento di Ponte Felcino, è stato assolto con sentenza definitiva Gregorio Procopio ritenuto l’esecutore materiale che sparò un colpo di pistola alla testa della vittima.
Richieste di condanna Oggi, dinanzi al gup Valerio D’Andria, la Procura ha chiesto di condannare all’ergastolo Salvatore Papaianni e Giuseppe Affatato – considerati gli istigatori del delitto maturato secondo l’accusa per questioni di droga, il primo è stato arrestato nei mesi scorsi su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nell’ambito dell’operazione Stige – mentre a 30 anni gli altri coimputati calabresi Vincenzo Bartolo, Francesco Elia, il cugino di Gregorio, Antonio Procopio, e l’albanese Platon Guasi. Secondo quanto emerso nel secondo troncone dell’inchiesta Bartolo avrebbe partecipato all’organizzazione dell’omicidio, Elia invece avrebbe monitorato e segnalato i movimenti di Provenzano la sera dell’uccisione, mentre Guasi avrebbe ricevuto l’incarico di recarsi in casa della vittima insieme ai cugini Procopio quando venne esploso il colpo di pistola in bagno. Infine Antonio Procopio – sempre in ottica accusatoria – si sarebbe preoccupato di occultare la pistola mai trovata.
«Delitto premeditato» Per i pm di Perugia si è trattato di un delitto premeditato originato da vicende riguardanti il traffico di droga. Il 20 settembre prenderanno la parola i legali degli imputati – che hanno sempre rivendicato l’innocenza dei loro assistiti – ed è prevista per il 5 ottobre la sentenza. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Luigi Falcne, Donatella Panzarola, Cristian Giorni, Costanza Malerba, Federico Febbo, Salvatore Iannone, Nicola Mininni, Stefano Bagianti, Luigi Scaramuzzino e Salvatore Adorisio.
