Due casi di meningite dal virus Toscana (Tosv) nell’Alto Tevere. Sono entrambe ricoverate a Città di Castello le persone colpite dalla forma più grave dell’infezione trasmessa da flebotomi, i cosiddetti pappataci. I due sono ricoverati in Neurologia, in condizioni stabili e non in pericolo di vita, come viene confermato dalla Usl 1, che a Umbria24 ha anche spiegato che per questa forma di meningite «non è prevista la tradizionale profilassi per ricostruire la rete dei contatti né le disinfestazioni ambientali».
Il caso di cui si è avuta notizia nelle ultime ore, ma che risale alla giornata di giovedì scorso, è stato diagnosticato a un 35enne di Sansepolcro (Arezzo) che lavora per un’azienda di San Giustino (Perugia). L’uomo nelle ore notturne appena precedenti l’accesso nel Pronto soccorso tifernate ha accusato un forte malessere, ha quindi informato il proprio medico di base, che lo ha poi inviato in Pronto soccorso a Città di Castello. Qui dopo tutti gli accertamenti del caso gli è stata diagnosticata una meningite da virus Toscana.
In base a quanto appreso da fonti sanitarie, comunque, sempre nell’ospedale di Città di Castello il giorno precedente è stato ricoverato in Neurologia anche un altro paziente, un uomo di circa 60 anni residente stavolta nel territorio comunale. Anche per lui la diagnosi è stata la stessa, ossia meningite da virus Toscana. Secondo quanto ricostruito, i due casi non sarebbero collegati. Entrambi i pazienti sono in queste ore sottoposti alle terapie del caso in ospedale.
Uno studio dell’Istituto superiore di sanità (Iss) segnala una cinquantina abbondante di casi l’anno rilevati in Italia tra il 2016 (quando è stata introdotta la segnalazione sanitaria) e il 2021: l’esordio clinico prevalente è caratterizzato da una forte stagionalità concentrata nel periodo giugno-ottobre. A fare eccezione nei sei anni osservati dall’Iss il 2018, quando l’incidenza è raddoppiata: «Questo aumento – si legge – potrebbe essere messo in relazione con anomalie climatiche; in particolare, in Italia sono state rilevate temperature più alte della norma nel mese di aprile precedute e seguite, nei mesi di marzo e di maggio, da piogge abbondanti, estese a tutto il territorio nazionale, che potrebbero aver favorito una maggiore proliferazione e densità dei flebotomi e una maggiore trasmissione di Tosv».
Il virus porta quel nome soltanto perché in Toscana è stato isolato per la prima volta nel 1971, ma è diffuso anche in altre regioni italiane e in altri paesi dell’area del Mediterraneo. La malattia ha «un periodo di incubazione solitamente di 3-7 giorni, ma può durare fino a 2 settimane ed è correlato con la carica virale della puntura infettante». Tuttavia, «la maggior parte delle infezioni umane da virus Toscana decorre in maniera asintomatica o paucisintomatica» con «le manifestazioni cliniche più frequenti che sono febbre, cefalea, nausea e vomito, con esordio improvviso», ma che «tendono ad autorisolversi in media dopo circa 7 giorni senza bisogno di assistenza medica e sono, quindi, raramente diagnosticate».
Lo stesso Iss, comunque, spiega che «nelle forme più gravi, il virus Toscana, a causa del suo neurotropismo, può provocare malattie neuro-invasive nell’uomo» come «la meningite e la meningo-encefalite», ma «sebbene la malattia possa essere grave, il riscontro di sequele a lungo termine o di decessi è molto raro». Viene quindi rilevato che il virus Toscana «pur essendo una delle cause preminenti di meningiti e meningo-encefaliti estive nei Paesi del Mediterraneo e una malattia emergente» e la sua «diffusione dipende dalla presenza e dall’abbondanza dei suoi vettori», ossia i pappataci, con «la trasmissione all’uomo o ad altri animali che avviene durante il pasto di sangue di flebotomi femmine (pappataci, ndr), tipicamente tra maggio e ottobre».
