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domenica 22 maggio - Aggiornato alle 19:51

Doppio vertice su Fontivegge, Romizi ‘chiama’ il prefetto. Ok a intensificazione dei controlli

Forze dell’ordine riunite in questura, poi riunione in Comune. Sul tavolo il nodo della legge per stoppare nuovi afromarket

Militari e poliziotti durante i controlli (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sono stati i problemi del quartiere di Fontivegge l’argomento al centro dei due tavoli andati in scena nella giornata di lunedì a Perugia; un doppio confronto che arriva dopo gli ennesimi episodi di violenza e microcriminalità avvenuti in quello che è il quartiere più caldo sul fronte della sicurezza. Nel corso della mattina negli uffici della questura il capo di gabinetto ha coordinato l’incontro insieme a polizia municipale, carabinieri e guardia di finanza: una riunione operativa per fare il punto della situazione e decidere il da farsi. In particolare, dalle prossime ore i controlli programmati congiunti verranno ulteriormente intensificati, così da incrementare il presidio di un territorio che comunque, tengono a sottolineare dalla questura, non è stato mai abbandonato.

Il tavolo in Comune A Palazzo dei Priori, invece, nel primo pomeriggio il sindaco ha riunito i vertici della municipale, il segretario generale Francesca Vichi, alcuni dirigenti, Marco Squarta ed Emanuele Prisco di FdI, la consigliera di Fratelli d’Italia Fotinì Giustozzi e quella regionale della Lega Paola Fioroni. Il sindaco chiederà un ulteriore coinvolgimento del prefetto Armando Gradone sul fronte dei controlli e del supporto di tutte le amministrazioni presenti nel territorio. Quanto alla presenza di Fioroni, il perché è presto detto. La leghista ha da alcune settimane depositato una proposta di legge in consiglio che ha l’obiettivo di dettare «disposizioni più puntuali e incisive nella normativa vigente a livello regionale, in ordine all’attuazione di quanto prevede in materia di commercio dalla Direttiva Bolkestein».

La proposta di legge In particolare, il ddl una volta ribadito che le attività economiche «devono essere improntate alla liberalizzazione», stabilisce anche che «detto principio debba essere oggetto di necessario bilanciamento con altri principi e valori di rango almeno pari, se non superiore, quali la tutela della salute e dell’ambiente, la lotta al degrado urbano, la tutela dell’ordine pubblico, la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici». Tradotto, l’obiettivo è quello di trovare una soluzione normativa tale da riuscire a bloccare l’apertura di nuovi negozi come gli afromarket, giudicati come una delle radici dei problemi.

Modello toscano Il testo di Fioroni dovrebbe iniziare il proprio iter in commissione a breve, per poi essere approvato nel giro di due mesi o poco più. Nel frattempo, verrà portato avanti il lavoro anche dal punto di vista regolamentare. Uno dei modelli a cui si guarda è quello toscano dove, in estrema sintesi, la legge regionale sul commercio e il regolamento del Comune di Pisa hanno stabilito che in zone giudicate sensibili per motivi di ordine pubblico, le regole per determinate categorie merceologiche possono essere più restrittive, determinando anche la mancata concessione della licenza. Questione, come è facile immaginare, molto delicata a livello normativo e giuridico.

Twitter @DanieleBovi

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