processo al tribunale di Perugia (Foto Troccoli)

di Fra. Mar.

Quelle intercettazioni non erano state autorizzate con un provvedimento corretto. Per questo non entreranno nel fascicolo dibattimentale del processo che vede la professoressa  Luigina Romani di Fermignano imputata per falso e abuso d’ufficio, per aver, secondo l’accusa, favorito una candidata in un concorso per ricercatore alla facoltà di  microbiologia di Perugia. Quelle intercettazioni per i giudici Noviello, Volpe e Cataldo, non sono utilizzabili perché il gip nella sua autorizzazione non ha motivato il dispositivo. Un film già visto nel processo Appaltopoli in cui il collegio giudicante ha escluso le intercettazioni dalle  fonti di prova decapitando l’indagine durata mesi dello sco della squadra mobile di Perugia.

Accettata richiesta difesa A chiedere l’esclusione delle intercettazioni era stato nella scorsa udienza l’avvocato della donna, il professor Giovanni Dean. Il processo è stato poi rinviato a luglio prossimo. La vicenda era nata nel 2006 dopo un esposto anonimo alla procura della repubblica che raccontava le presunte scorrettezze dietro le quinte dell’università perugina.

Quali intercettazioni Di intercettazioni in questa indagine c’erano tra l’altro, quelle in cui la presunta candidata favorita parlava con la madre da dentro l’aula in cui si stava svolgendo la prova scritta del concorso. E «gli argomenti delle prove di selezione scritta – sostiene l’accusa – erano analoghi (o quanto meno riconducibili) a quello della tesi di laurea di cui la stessa professoressa era stata relatrice». Inoltre i carabinieri del Nas, alla vincitrice del concorso avevano sequestrato un block notes. «E’ ovvio che se una delle due candidate fosse venuta in possesso delle tracce rinvenute nel block notes che mi è stato mostrato – aveva detto un membro della commissione al pubblico ministero- avrebbe avuto un evidente vantaggio».

Le parole della candidata perdente La stessa candidata che non aveva vinto aveva dichiarato: «A parità di titoli con gli altri candidati pensavo di avere buone possibilità di vincerlo. Nessuno aveva il mio curriculum, l’altra concorrente era laureata da tre anni e stava ancora finendo il dottorato. Molti titoli non me li hanno convalidati, a differenza di quei pochi dell’altra ragazza che la Commissione ha ritenuto tutti attinenti».

Le testimonianze degli altri membri della commissione Un professore che era in commissione aveva sostenuto: «in commissione ci fu un po’ da discutere sui titoli dei candidati in quanto quella che si era allontanata aveva molti titoli, ma in parte in settore diverso e la professoressa sosteneva che gli stessi non andavano considerati mentre per noi era un’esperienza comunque da considerare». Anche gli altri membri avevano confermato che la presidente della commissione e l’altra candidata non andavano d’accordo: «Non poteva soffrirla – dissero ai pm -, fece riferimento al fatto che altre persone non si erano presentate al concorso proprio in quanto consapevoli che lo stesso era riservato al ‘suo gruppo’, cosa che evidentemente la perdente (17 di curriculum universitario) faceva finta di ignorare al solo fine di dare fastidio per malanimo nutrito nei confronti della stessa». A testimoniare è stato anche chiamato il rettore Francesco Bistoni.


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